IL MESSAGGERO (M. FERRETTI) - Giorgio Perinetti, classe 1951, Direttore sportivo del Bari in arrivo domenica allOlimpico. Romano.
Romanista?«La prima volta che andai allo stadio fu per vedere Roma-Mantova 4-2, campionato 1961-62. Faccia lei...», spiega.
E quando entrò nella Roma? «A ventuno anni, stagione 1972-73,come collaboratore del settore giovanile, portato da Enrico Della Bernarda. Tre anni dopo diventai il responsabile ..
Romanista?
«La prima volta che andai allo stadio fu per vedere Roma-Mantova 4-2, campionato 1961-62. Faccia lei...», spiega.
E quando entrò nella Roma?
«A ventuno anni, stagione 1972-73, come collaboratore del settore giovanile, portato da Enrico Della Bernarda. Tre anni dopo diventai il responsabile di quel settore, poi più tardi passai in prima squadra».
E quando se ne è andato via?
«La prima volta nel 1988. Poi, però, sono tornato nel 1996. E sono andato via di nuovo due anni più tardi».
A ventuno anni già dirigente: calcio giocato niente?
«Ci avevo provato, ma senza grossi risultati. Anzi, senza risultati. Da ragazzino ero tesserato per la Cemac di Monteverde, ma lallenatore, tale Porceddu, non mi mandava in campo neppure se la domenica eravamo in dieci. Meglio uno di meno che Perinetti in campo, diceva».
Una carriera stroncata sul nascere...
«Una volta, al campo Elis, stavamo vincendo quattro a zero a dieci minuti dal termine. Io mi feci coraggio e dissi allallenatore: manca poco, mi fa entrare? E lui: no, oggi la squadra la vedo bene, meglio non cambiare».
Dal campo, anzi dalla panchina alla scrivania.
«Cominciai con la Jacobini Sport, poi la Roma. A ventitrè anni ero laccompagnatore della Primavera di Rocca, Conti e Di Bartolomei, quella allenata daGiorgio Bravi, che vinse tutto».
Facendo un po di conti, è stato lei a portare Carlos Bianchi alla Roma?
«No, assolutamente. Sono stato io, invece, a portare Zeman lanno dopo. Il presidente Sensi aveva puntato forte su Trapattoni, ma dopo il no definitivo del Trap, lo convinsi a scegliere Zeman che era stato licenziato dalla Lazio».
I suoi colpi di mercato in giallorosso?
«A livello di settore giovanile Giannini: lo voleva mezza Italia, lo presi dallAlmas portando al Tre Fontane anche un certo Eritreo. Come prima squadra Cafu e Candela».
I tifosi ricordano anche Cesar Gomez...
«Lo so, lo so... Un acquisto che non doveva esser fatto e che invece venne fatto per una serie incredibile di errori e di equivoci. Io ho pagato per tutti, e va bene così. Qualche anno dopo, però, il presidente Sensi, prima di mandarmi a lavorare nel suo Palermo, mi disse: quella volta con Gomez, tu centravi meno di tutti. Se non fosse stato vero, non mi avrebbe mai ripreso. O no?».
Le rimproverano anche di essere un figlioccio di Moggi.
«Lamicizia con Luciano è un fatto personale; la stima di un dirigente come lui non mi dispiace. Mavisto che ho lavorato con Moggi e pure con chi Moggi lo detestava, leggi Viola e Sensi, vuoldireche lamiaprofessionalità è fuori discussione».
Il più forte romanista che ha vissuto da dirigente?
«Totti, anche se con lui ho lavorato poco. Gli dicevo sempre, e spero che se lo ricordi: France, sei lunico limite a te stesso. Visto come sono andate le cose, ogni tanto deve aver ripensato a quel mio consiglio. E mi picco, però, di aver contribuito a non farlo andare via dalla Roma...».
Prego?
«Carlos Bianchi non lo voleva, io ogni giorno pregavo il presidente Sensi di non dargli retta. Poi, per fortuna, ci fu quellamichevole contro lAjax...».
Totti e basta nella sua classifica?
«No, ci metto anche limmenso Toninho Cerezo, che portai alla Roma insieme con Nardino Previdi ».
I suoi rimpianti, invece?
«Quando cera Eriksson, sono stato ad un passo, ma un passo veramente dallacquisto di Mancini. Poi non se ne fece niente perché a Eriksson non piaceva. Più recentemente, Trezeguet. Andai con Ezio Sella a Monaco, tornammo a Roma convinti dellacquisto ma non si riuscì a far niente. Due anni dopo lo presela Juve».