Cordova: "Non facciamo paragoni. Io sono stato un simbolo, per lui cosa vuoi che sia..."

La penna degli Altri
IL MESSAGGERO - Franco Cordova, ex giocatore della Roma e della Lazio, ha rilasciato questa mattina un'intervista sulle pagine del quotidiano nazionale in cui ha parlato della sua storia calcistica, paragonata a quella di Pedro. Lo spagnolo infatti, di proprietà dei giallorossi sta per essere ceduto ai biancocelesti. Queste le sue parole.
Lei invece nel 1976 era Ciccio Cordova, ovvero?
«Centrocampista della Roma da dieci anni, capitano, tifoso. Ma fui costretto ad andare alla Lazio, sennò avrei dovuto smettere col calcio a 32 anni».
Per i più giovani, e per chi ha voglia di ricordare i bei tempi andati: cosa accadde?
«Che stavo sulle scatole al presidente, Gaetano Anzalone. Dal primo giorno. Perché ero il genero del suo predecessore, Alvaro Marchini: avevo sposato la figlia Simona, con tutti problemi che la cosa rappresentava ai tempi. Fu un rapporto impossibile fin dall'inizio. Ma io non ero uno qualsiasi, ero il capitano e leader della squadra, e fu una guerra. Addirittura all'inizio della stagione 1974-1975 rimasi fuori nelle prime sette partite, la Roma fece 4 punti, era quasi ultima. Mi fecero rientrare a viva forza per il derby, mi convinsi a giocare Vincemmo il derby contro la Lazio campione d'Italia 1-0, gol di De Sisti. A fine anno arrivammo terzi».
Gli inizi, immaginiamo, furono complicati.
«Le racconto una cosa inedita. Prima amichevole all'Olimpico con la Lazio, in notturna. Sono l'ultimo a entrare in campo e per un motivo: stavo lì nel sottopassaggio, a torso nudo e con la maglietta in mano. Qualcosa mi impediva di indossarla, non riuscivo, anzi non ne avevo alcuna intenzione. Un rifiuto. Un dirigente lì vicino mi implorò, poi sempre più spazientito disse: Ma te la voi mette sta maglietta, che dovemo giocà?'. Alla fine è andata, le cose hanno preso il loro verso. Alla Lazio ho passato tre anni eccellenti, mi hanno trattato benissimo, ho fatto praticamente tutte e 90 le partite di quei tre campionati. Però al cuore non si comanda: lui, era rimasto dall'altra parte».
Che Roma si aspetta quest'anno?
«Mi dispiace che sia andato via Dzeko, per me è un fuoriclasse. Ma speriamo che il progetto dei giovani funzioni. E che Mourinho ci metta del suo. Ha una squadra molto buona, lavorandoci bene arriverà tra le prime».

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