Personalismi, gaffe, esibizioni muscolari: il club ha detto basta

19/06/2020 alle 07:35.
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Sembra incredibile come solo un anno fa la Roma si sia battuta strenuamente per legarsi con Gianluca Petrachi, da ieri sospeso dall'incarico di direttore sportivo.

A portare alla dissoluzione del rapporto, con possibili strascichi (si dice infatti che Petrachi voglia fare causa per mobbing) è stato il puntiglio che il d.s. avrebbe mostrato anche negli ultimi giorni, con l'episodio dell'intervista di in cui non era stato citato. Gli era stato chiesto di scusarsi col presidente, a cui giovedì aveva fatto inviare (non conoscendo l’inglese) un messaggio definito irriguardoso. Non ha raccolto l’invito, sostenendo anzi che avrebbero dovuto scusarsi con lui. I tentativi di mediazione di Fienga sono stati inutili, perché l’ego del direttore («la mia squadra, il mio allenatore») non si è sgonfiato. Tanti i motivi di frizione, dai metodi del al mancato appoggio del club.

Rischiosa poi l’apparizione a fianco di Fienga nel viaggio per conoscere Fonseca (era sotto contratto col Torino), le parole dure su nel giorno dell’insediamento (alle quali il bosniaco avrebbe voluto rispondere, fu poi fermato) e i meriti che si era attribuito proprio nella trattativa sul rinnovo del numero 9, che avevano portato a una indagine federale non gradita. Poi la gaffe post Roma-Cagliari, quando definì il calcio «uno sport non per signorine». E non sono piaciuti neppure i modi rudi utilizzati a Trigoria, tollerati finché non hanno invaso la sfera di Fonseca.

(Gasport)