Il colore della pelle

06/12/2019 alle 09:57.
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LA REPUBBLICA (M. SERRA) - Poiché il razzismo è soprattutto cretino, l’antirazzismo deve cercare di essere intelligente: altrimenti perde il suo fondamentale vantaggio. Ho dato una prima occhiata, poi una seconda, poi una terza alla prima pagina del Corriere dello sport accusata di razzismo. Il titolone “Black Friday”, che presentava Inter-Roma esaltando il duello tra due star afro-europee del match, l’interista (belga) Lukaku e il romanista (inglese) Smalling, di razzista non aveva né il tono né l’intenzione. Era semmai un titolo incauto, che maneggiava una materia incandescente con festosa leggerezza. Ma il razzismo è ben altra cosa.

Gli unici che hanno il diritto di risentirsi sono i due diretti interessati. Molto meno le società di calcio e le istituzioni sportive italiane, che per lunghi anni hanno sopportato di tutto (svastiche, antisemitismo, saluti romani, il verso della scimmia contro i calciatori “negri”, sghignazzi su Anna Frank) quasi senza battere ciglio. Quanto all’uso del nero nel titolone, se la sola maniera per dimostrare che non esiste discriminazione o pregiudizio è non fare alcun cenno al colore della pelle, significa che discriminazione e pregiudizio sono ancora fortissimi.

Diceva una vecchia battuta (forse di Lenny Bruce) che il razzismo sarà finito quando potremo dire senza problemi che anche un nero può essere stronzo. In questo caso siamo molti passi indietro: desta imbarazzo anche dire che due neri sono bravissimi. Non so se aiuta a chiudere l’incidente, ma come colonna sonora suggerirei James Brown: “Say it loud, I’m black and I’m proud”. Dillo forte, sono nero e ne sono fiero.