Tor di Valle, frenata della sindaca: «Non lo facciamo a tutti i costi»

La penna degli Altri
venerdì, 22 marzo 2019 alle 12:19
stadio roma tor di valle
IL MESSAGGERO (E. MENICUCCI) - Per dire che siamo al
«contrordine compagni» magari è ancora un po' presto, ma di sicuro l'ultimo tsunami che ha travolto la giunta grillina in Campidoglio portandosi via per ora un presidente di Assemblea Capitolina (De Vito), un assessore già vicesindaco e ancora fedelissimo della sindaca (Frongia) un effetto lo ha prodotto anche sul progetto dello stadio a Tor di Valle: quella che, fino a qualche giorno fa, sembrava una certezza granitica («lo stadio si fa», andò a dire in conferenza stampa la Raggi), oggi vacilla in maniera significativa.
LO SFOGO - Nei corridoi di Palazzo Senatorio, in queste giornate convulse che hanno riportato con la mente agli ultimi giorni di Ignazio Marino o ad alcuni passaggi clou della giunta Alemanno, l'hanno infatti sentita spesso ripetere: «Io lo stadio non lo faccio a tutti i costi». E poi, ancora più esplicita: «Non posso passare per essere io la paladina dello stadio». Un progetto, come ha ricordato la sindaca nella sua intervista al Messaggero, che lei ha ereditato dalla precedente amministrazione e che forse, fa trasparire ora, avrebbe anche bloccato «se non ci fossero state penali molto alte da pagare, con il rischio di esporre l'ente al possibile danno erariale».
Una postilla dell'ultima ora, dettata proprio dagli sviluppi dell'inchiesta giudiziaria: perché fino agli arresti di Luca Parnasi e Luca Lanzalone (a giugno) la comunicazione M5S poteva anche provare a veicolare l'immagine che i cattivi, o i corrotti, fossero fuori dal Movimento (per quanto Lanzalone era ben inserito dentro i pentastellati, anche a livello nazionale). Ma ora le «mele marce», come sono state ribattezzate, sarebbero proprio dentro casa, negli uffici della piazza che affaccia sul Marc'Aurelio.
Ecco allora la frenata di Virginia: «Non resto appesa allo stadio». Una virata che è già partita ieri, quando la prima cittadina ha avviato con gli uffici una vera e propria inchiesta interna per verificare la legalità di tutti i progetti citati nelle carte: gli ex Mercati Generali dei Toti, l'hotel di Statuto, l'ex Fiera di Roma su cui aveva mire Parnasi e, naturalmente, lo stadio di Tor di Valle, il più importante di tutti.
I PROSSIMI PASSI - Sicuramente si procederà con tutte le cautele del caso ma il faro, fanno capire in Campidoglio, è stato acceso. E la pratica è nelle mani della direttrice del Dipartimento Urbanistica, Cinzia Esposito, che dalle intercettazioni esce come una dirigente integerrima, «una che urla in testa persino all'assessore»
, una che dal gruppo De Vito-Mezzacapo-Parnasi, veniva considerata un problema e un ostacolo.
Un'indicazione chiara quella di Raggi: affidarsi ad una persona di cui si fida ciecamente, che lei stessa ha voluto mettere a capo di un settore così delicato, trasferendola da Ostia. L'altro passaggio sarà verificare con l'Avvocatura capitolina, a volte fin troppo paludata, se si possa superare il parere già emesso dai legali del Campidoglio: quello, appunto, che parlava di possibili penalità in caso di dietrofront sul progetto Tor di Valle. Un'azione ispettiva che, ovviamente, richiederà il suo tempo. Un mese, forse due. Chissà. Intanto si sta alla finestra e si aspetta: che escano altre carte, altre intercettazioni, che la polvere si posi a terra. Nel frattempo, però, ci sarebbe stata la variante urbanistica da approvare in giunta e poi da portare in aula, ultimo e decisivo passo amministrativo per procedere con l'operazione stadio. L'approvazione del provvedimento era prevista, inizialmente, entro l'inizio dell'estate (giugno, più o meno) ma è evidente che sia per effetto dell'inchiesta ancora in corso, sia per la nuova indagine avviata dalla Raggi è quasi sicuro che si slitterà ancora: magari all'autunno, oppure direttamente all'anno prossimo. Quando, ormai, mancherebbe appena un anno e mezzo alla fine della consiliatura. E il tempo, si sa, in certi casi vola via.

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