Stadio, spunta la nuova tegola: «Sos piano protezione civile»

05/02/2019 alle 07:19.
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IL MESSAGGERO (S. PIRAS) - Sullo stadio della Roma è meglio non fare domande. E se ne fai finisci per ululare alla luna, come i consiglieri di opposizione, che ieri si sono trovati da soli alla commissione Trasparenza. I consiglieri di maggioranza, e i dirigenti precettati dal direttore generale, hanno dato forfait. Una volta, l'approccio era ispirato a San Tommaso: il M5S era quello del fiato sul collo agli amministratori, delle richieste protocollate per filmare e trasmettere in streaming le commissioni, delle incursioni nelle istituzioni. Qualcuno nella maggioranza se lo ricorda bene e in queste ore soffre molto la linea imposta sullo stadio.

LE DENUNCE - Oggi l'approccio è il fideismo più totale: da San Tommaso a Sant'Agostino. Un atteggiamento che rischia di sbattere contro le opposizioni che sono d'accordo nel dare mandato al presidente della commissione Trasparenza Marco Palumbo di scrivere una lettera al Prefetto e a depositare un esposto alla magistratura e al Tar per omissione di atti d'ufficio. Un'azione che non potrà frenare nemmeno il segretario generale, interpellato dalla consigliera M5S Sara Seccia che aveva dubbi su come e perché si convochi una Commissione Trasparenza. Mileti infatti risponde arabescando su un'ovvietà: i consiglieri hanno un potere di controllo, indagine e ispezione. Che ieri però non hanno potuto esercitare.
Alla commissione si è presentato invece Carlo Scandurra, presidente dell'Agenzia per il controllo e la qualità dei servizi pubblici locali di Roma, che ha esposto forti dubbi sul comparto mobilità a Tor di Valle. «Abbiamo timori. L'interlocuzione avuta con i dipartimenti Mobilità e Urbanistica non è stata pienamente soddisfacente. Per questo ho inviato una lettera alla sindaca Virginia Raggi in cui le ho rappresentato le mie perplessità. Nella missiva alla prima cittadina, ho anche riferito che non sono riuscito a rinvenire nel progetto un piano per la sicurezza, cioè un piano di protezione civile che coordini le emergenze nella zona». Tempo cinque minuti dopo il suo intervento e il cellulare ha cominciato a squillargli ripetutamente.
Ma anche fuori dal Campidoglio fioccano le denunce. Come quelle depositate una decina di giorni fa da Federsupporter, Associazione dei diritti e degli interessi collettivi dei sostenitori sportivi , e da C.A.L.M.A. Coordinamento di associazioni laziali per la mobilità alternativa. L'esposto parla di violazione di norme di legge sul procedimento amministrativo e sulla legge sugli stadi che avrebbero dovuto essere adottate dal Comune. Si ipotizzano i reati di rifiuto di atti d'ufficio e omissione. Le denunce sono state precedute da diffide in cui si chiedeva di adottare provvedimenti cautelari in autotutela. «Sindaca, aspetti il processo e poi si vedrà», questo in sintesi il contenuto della diffida che tiene conto «dei gravi fatti e dei comportamenti emersi dall'Ordinanza del GIP del Tribunale di Roma dell'11 giugno 2018, da cui si rileva, in particolare, la violazione dei doveri di correttezza ed imparzialità della Pubblica Amministrazione con asservimento dell'interesse pubblico ad interessi privati».

LA SOSPENSIONE  - Chiedevano una sospensione dell'iter che non è arrivata. «Analogo sconcerto e preoccupazione destano le dichiarazioni di Toninelli, in merito al fatto che il così detto Ponte di Traiano, essenziale ai fini della mobilità verso e dallo Stadio, sarà realizzato a totale spese dei contribuenti, anziché del privato», si legge nell'esposto.
«Ora chi è a disagio nella maggioranza abbia il coraggio di esporsi», dice la consigliera Cristina Grancio che ha chiesto l'annullamento della delibera sullo stadio. «Raggi aveva promesso di illustrare il parere del Politecnico a tutti i capigruppo perché il voto finale spetta a noi», stigmatizza invece Svetlana Celli.
Cominciò tutto con un tweet della sindaca: «Lo stadio si farà e sarà uno stadio fatto bene». E si continua con un silenzio religioso su come quando e perché quello stadio sia passato dal condizionale all'imperativo. «Mala tempora», dice qualcuno e si riferisce alla riforma dell'accesso agli atti. In sintesi: si potrà chiedere un atto solo se non va contro «il buon andamento dell'amministrazione». Già ma chi lo decide se si può esercitare la prerogativa per eccellenza di un eletto? O per parafrasare il presidente di Montecitorio Roberto Fico: «L'assemblea è ancora sovrana»?