«Tor di Valle area a rischio». Ora indaga anche la Finanza

La penna degli Altri
martedì, 22 settembre 2015 alle 12:53
stadio roma
IL MESSAGGERO (M. ALLEGRI) - Dopo l'allerta del Ministero, il rischio idrogeologico connesso alla realizzazione del complesso commerciale annesso al nuovo stadio della Roma a Tor di Valle, finisce nel mirino della Procura. Il pm Mario Dovinola, titolare di due procedimenti che coinvolgono l'area che dovrà ospitare struttura, ha già delegato la Guardia di Finanza ad acquisire gli atti relativi all'iter amministrativo che ha permesso alla società Eurnova, del costruttore Parnasi, di aggiudicarsi l'appalto. E ora intende anche verificare gli studi ambientali realizzati, per accertare se, come denunciato da vari comitati di quartiere, la costruzione dell'impianto costituisca un potenziale pericolo in termini di sicurezza. Si tratta di rilievi preliminari: l'indagine è attualmente contro ignoti e la Procura non ha ancora ipotizzato un titolo di reato. Anche perché la situazione è intricata: la possibilità di esondazioni, alluvioni e cedimenti del terreno nell'area interessata, è solo l'ultima di una serie di presunte anomalie. Al vaglio degli inquirenti, infatti, c'è già la delibera approvata in Campidoglio lo scorso dicembre, così come il prospetto definitivo dei lavori depositato in Comune in giugno e lo studio di fattibilità dell'opera. Chi indaga dovrà stabilire se il progetto di Parnasi e di Pallotta, che è stato approvato perché definito "di pubblica utilità", sia effettivamente a favore della cittadinanza o incrementi invece un interesse privato. Da chiarire anche il "giallo" della superficie edificabile extra, che consente un ampliamento di circa 100 mila mq della zona commerciale, il cosiddetto "Business Park", ribattezzato "ecomostro" dalle principali associazioni ambientaliste. Nella delibera, infatti, l'area è stata incasellata come "parco a tema", aggiudicandosi cubature aggiuntive rispetto a quanto previsto dal piano regolatore urbano.
RISCHIO IDROGEOLOGICO - Per quanto riguarda il rischio paesaggistico, invece, solo pochi giorni fa il ministero dell'Ambiente, nella relazione presentata dal sottosegretario Silvia Velo rispondendo in commissione Ambiente alla Camera a un'interrogazione parlamentare, ha messo nero su bianco «due situazioni di criticità». In sostanza, la zona sarebbe «a rischio idraulico, per esondazione del fosso di Vallerano, e rischio idraulico potenziale per deflusso e accumulo idrico di tipo meteorico», cioè per gli allagamenti causati dal maltempo e dalle acque piovane. Non è tutto: come si legge nel documento, gli interventi previsti dai privati potrebbero «
provocare un aggravio del rischio idrogeologico». Alla base del rapporto del ministero, un dossier elaborato dall'Autorità di Bacino del Tevere, che ha effettuato una serie di esami nell'area di Tor di Valle. Lo stesso ente, nell'agosto 2014, durante la Conferenza dei servizi preliminare convocata dal Comune, aveva evidenziato che «per la compatibilità idraulica del progetto, nella fase progettuale successiva devono essere previsti i necessari interventi strutturali», fermo restando che «la localizzazione dell'opera all'interno della pianura alluvionale del Tevere, poco più a valle della confluenza del fosso di Vallerano, induce a indicare la necessità di approfonditi esami circa il pericolo di assestamento delle formazioni alluvionali in questione, anche in relazione alla determinazione dei flussi idrici sotterranei
» e ad altre criticità del sottosuolo.
LE INTERROGAZIONI - Il timore è che l'area non sia idonea ad accogliere un intervento che prevede circa 1 milione di metri cubi di nuova edificazione, che per oltre l'80% riguardano destinazioni estranee all'impianto sportivo, come sottolineato da Filiberto Zaratti, il deputato di Sel che ha presentato l'interrogazione. Il dettaglio delle percentuali di edificazione era già al centro di un esposto presentato in Procura dal gruppo capitolino del M5S, che denunciava come il provvedimento passato in Consiglio comunale violasse la «legge sugli stadi». «Appena il 14% delle cubature sarebbe destinato allo stadio - si legge nel documento - il resto è dedicato a un mega-centro commerciale e direzionale che non ha nulla a che vedere con lo sport». Nel dossier dei pentastellati si segnalavano anche altre possibili anomalie, ora al vaglio degli inquirenti, come la presunta discrepanza tra la cubatura assegnata e quella "assegnabile".

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