Rose a 25, fair play, vivai. La Serie A riparte da qui

La penna degli Altri
venerdì, 21 novembre 2014 alle 8:56
carlo tavecchio
GASPORT (V. PICCIONI) - Per Tavecchio, Lotito e la nuova Federcalcio si tratta dell’inizio di una nuova stagione di riforme del pallone imperniata su valorizzazione dei vivai e fair-play finanziario. Per calciatori e allenatori, che in consiglio federale hanno votato no, è un colpo al lavoro di Conte e alla valorizzazione dei giocatori italiani. Insomma, versioni che fanno a pugni. Superata in qualche modo la crisi dei tagli Coni, che aveva compattato Lega e componenti tecniche, ora la divisione ricompare sulle rose a 25 e il nuovo regime per gli ingressi degli extracomunitari. Tavecchio esulta:
«Decisioni che riflettono la filosofia del fare. Da oggi certe operazioni incappano nel fair-play finanziario ». Lotito, il ministro delle riforme della nuova Federcalcio, aggiunge: «Un fair.play finanziario che prevede il pareggio di bilancio con un periodo di accompagnamento limitato per rispettare la norma».
ROSE DIMAGRITE Il fairplay si sposa con la limitazione delle rose a 25 (con due possibili inserimenti in casi particolari). Con dentro però 4 giocatori del vivaio del club e 4 da vivai di formazione nazionale. Il tentativo di fermare la «stranierizzazione» crescente dei nostri club, secondo la maggioranza federale. Un provvedimento che può essere facilmente eluso, secondo i calciatori, vista la libertà di tesseramento degli Under 21. Anche se nel comunicato federale si sottolinea che in questa categoria anagrafica, la «stragrande maggioranza è italiana».
EXTRA DELLA DISCORDIA Quello delle rose è il punto su cui le parti – riproducendo la spaccatura dell’assemblea federale dell’11 agosto – si sono divise con più asprezza. Ma naturalmente anche il caso extracomunitari ha aperto una frattura. Pur ancorati al tetto dei 40 nuovi arrivi per le serie professionistiche, il timore dei calciatori è che la possibilità per una società di ingaggiare un giocatore dall’estero (senza più cedere contestualmente un altro extracomunitario), non fa andare le riforme «nella direzione giusta». Dunque, la rivoluzione parte senza il consenso di tutti. È anche il motivo per il quale tutto è fermo sugli altri interventi, in particolare la riforma dei campionati. Per ora Tavecchio parla di «rinvio», ma in questo caso bisognerebbe comunque convincere le componenti tecniche, visto che serve la maggioranza qualificata del 75 per cento. Faccenda non semplicissima.
ELEGGIBILITA’ Altra decisione attesa era quella sulla riforma dell’articolo 22 bis delle Noif, che riguarda i casi di ineleggibilità o di decadenza dalle cariche dirigenziali in particolari situazioni. Fino a ieri, la normativa prevedeva una soglia di un anno di condanna in giudicato. L’anno rimarrà come limite, ma saranno presi in considerazione solo reati (a parte quelli espressamente indicati nell’articolo), che prevedono una pena «edittale» (quella di legge, non l’entità della condanna concreta) pari o superiore ai tre anni, il limite in cui, parole di Lotito, può scattare «l’interdizione anche provvisoria dai pubblici uffici». Il provvedimento, però, non sarebbe un «salva Ferrero» perché la situazione del presidente della Sampdoria rimarrebbe la stessa. Tavecchio ha escluso che la nuova formulazione possa tradire i principi ispiratori del Coni.
CONI FRA UN ANNO E a proposito di Coni, nonostante il patto con Malagò che ha portato all’accordo per il sostanziale differimento di una parte del taglio dei contributi, l’atmosfera è quella di chi vuole mettere i puntini sulle i. E così Tavecchio puntualizza che «il Coni ha assicurato che per il 2016 comincerà una trattativa per riqualificare il contributo»
. Cioè: non siamo ancora al punto finale.
SCOMMESSE E PRUDENZA Mentre ieri, in Federcalcio, s’è visto anche Victor Uckmar, il consulente interpellato per verificare la possibilità di un’offensiva sui proventi delle scommesse. In pratica, si tratta di capire se il calcio possa chiedere risorse al Governo come territorio dove si concentra la maggior parte delle giocate. A quanto sembra, Uckmar sarebbe stato possibilista. Ma prevale una grande prudenza: non è proprio il momento ideale per chiedere soldi allo Stato.

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