Borja, il leader gentile: “La mia Fiorentina, una grande bellezza. La Roma ci somiglia, per questo soffriamo sempre un po' con loro”

La penna degli Altri
venerdì, 29 agosto 2014 alle 12:29
borja valero
LA REPUBBLICA (B. FERRARA) - La Fiorentina gli somiglia: fantasia e cuore umile. Borja Valero è un leader gentile. Si siede, sorride e comincia dal subito: domani c’è la Roma. «Giocano bene. Ci somigliano. Per questo contro di loro soffriamo sempre un po’. E poi hanno fatto acquisti di livello. Però noi sappiamo chi siamo. E non temiamo nessuno»
Tornare all’Olimpico significa anche ripensare a quella notte da incubo. Una finale persa. Da tutti. «Nessuno si ricorderà di quella serata come di una finale di coppa Italia. Non era calcio, solo paura e tensione. E un ragazzo ha perso la vita. No, quella non era una partita di pallone. Era follia».
Due parole sui mondiali: l’ha sorpresa più l’eliminazione a stretto giro della Spagna o quella dell’Italia? «Forse nessuna delle due. Entrambe non erano arrivate al meglio in Brasile. Ma sicuramente è più facile spiegare il calo di motivazioni di una Spagna che aveva vinto tutto».
E Del Bosque è rimasto lì. Quindi Borja Valero... «Rimane qui».
Sicuro? «Sì».
Ma cosa ha fatto lei al ct per non essere considerato mai? «Mah. Non ricordo di avergli bucato per scherzo le gomme della macchina» (Risata).
E Gervasoni. Quelle tre giornate di squalifica per una mano appoggiata? Sì è ripreso? «Ci ho messo un pezzo per farmene una ragione. Io da quel giorno non parlo più con un arbitro. Ma se ritrovo Gervasoni spero di chiarirmi ».
Lei si è dato una spiegazione dell’impoverimento del nostro campionato? «I vivai. Qui non viene messo come primo obiettivo quello di far crescere i giovani. Io da ragazzino giocavo nella squadra B del Real e in campionato sfidavo giocatori veri. E’ così che si cresce. E poi se non ci sono i soldi almeno devono esserci delle idee. Serve coraggio, anche».
E anche normalità: lei è uno di quelli che usa i social per divulgare immagini positive: sue, della sua famiglia, i viaggi, i sorrisi. «Il peso mediatico di un calciatore è pazzesco. Io nel mio piccolo cerco di far capire che siamo gente fortunata ma anche capace di vivere secondo regole semplici e quotidiane. Vado al supermercato a fare la spesa. Vado al cinema con moglie e figli».
Insomma, un calciatore “amico”, non uno che posta un tweet con un fucile in mano. A proposito, perdendo Balotelli secondo lei abbiamo perso molto? «Tecnicamente sì, per il resto non voglio giudicare».
E Pepito Rossi? I problemi al ginocchio non sembrano finire mai. «Lui è forte e sta lottando. Noi abbiamo bisogno di lui, di quel Giuseppe Rossi che nella prima parte di campionato ci faceva svoltare ogni partita».
E Cuadrado? «Spero che resti con noi. Uno col suo gioco è preziosissimo per la Fiorentina ».
Una Fiorentina che vuole cambiare faccia. «Sì, ora serve maggiore praticità ».
Le favorite? «Davanti vedo la Juve. Poi c’è la Roma. Il Napoli ha voglia di riscatto. E anche l’Inter potrebbe fare ottime cose».
Scusi, e voi? «Tre posti in Champions sono pochi. Noi non incassiamo dalle tv quei soldi che servono per pagare certi stipendi. Però siamo ambiziosi. E la società sta facendo un grandissimo lavoro. Comunque l’idea di provarci dentro la nostra testa c’è. Sempre».
Intanto Montella punta su Borja Valero trequartista. «Mi piace. E’ come tornare ragazzino con la maglia del Real. Non c’è storia: quando puoi stare più vicino alla porta ti diverti di più».
Lei ha deciso di restare a Firenze a vita. Eppure la volevano in tanti. «Sì, società che ora sono in Champions. Ma io e mia moglie ci siamo detti: ma la qualità della vita quanto vale? Non c’è prezzo. Meglio Firenze, dove la gente ci tratta col cuore mentre cammini nella grande bellezza».
E dove magari vincere qualcosa spezzando la catena dell’ovvio. Che ne dice, al di là del suo cuore “blanco”, di un modello Atletico Madrid? «Sì. Mi piace l’idea, non è facile ma mi piace».
Un’ ultima cosa: qui i giovani non mancano. «Sono ragazzi di grande qualità. Anche quelli che ora sono andati a giocare altrove: Piccini, Vecino, Wolski. E poi quelli che sono con noi».
Tipo Bernardeschi e Babacar. A proposito: come lo vede Babacar accanto a Mario Gomez? «Bene, molto bene. Lui è pronto per la serie A. E anche per stupirvi, ne sono sicuro».

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