La Roma di Garcia «Possesso, pressing e a Trigoria più buchi che nel groviera»

11/10/2013 alle 11:39.

CORSERA (L. VALDISERRI) - Rudi Garcia è il contrario del Martini di James Bond: mescolato, non agitato. Non vuole dare lezioni, però non nasconde le sue idee. Non è un integralista, ma ritocca il dettaglio e mai il quadro generale. Il suo punto di vista è interessante perché, anche se si è adattato a tempo di record all’Italia,

L’idea di gioco «Una squadra che sa fare un cosa sola è limitata. Io preferisco avere il possesso palla, ma se non è sterile. Se posso, presso alto. Il primo gol contro l’Inter nasce così. Può aver sbagliato Ranocchia, ma Balzaretti era lì per approfittarne. Se non è possibile pressare alto, si mantengono la posizione e le linee strette tra centrocampo e difesa».

La sfida al «Sono felice che si giochi all’Olimpico, come da calendario. Mi sembra la soluzione più equa. E mi va bene giocare di venerdì, anche se ci sono via tanti nazionali».

Lo scudetto «Mi fanno tutti la stessa domanda: la Roma è da scudetto? Ne faccio una io: l’Atletico Madrid, che ha vinto 8 partite su 8, è da scudetto? Più di e Real? Siamo primi e sono contento, ma e sono a due punti. Ho conosciuto , quando la si è allenata a Trigoria prima della Supercoppa: è un vincente e un lottatore, come la sua squadra. Preferisco guardare il distacco dal quarto posto...».

Il razzismo «Deve essere combattuto in tutti i modi, ma è un problema della società e non solo del calcio. Cominciamo dalla scuola: nessun bambino è cattivo. Lo sport aiuta. Conta il talento, non il colore della pelle. Ho imparato in questi giorni l’espressione “discriminazione territoriale”. Cosa ne penso? Che si può fare tanto con i mezzi che già ci sono: le telecamere negli stadi, i biglietti nominativi, la possibilità di impedire l’ingresso a chi infrange le regole».

«Ha bisogno di toccare spesso la palla e la squadra ha bisogno che lui lo faccia. In ritiro ho fatto degli esperimenti, ma per capire che è un campione non c’era bisogno di provare nulla».

«Avevamo fissato una data: passata quella, sarebbe rimasto. Il Manchester United lo ha cercato due o tre giorni prima dell’esordio in campionato. Ha detto no. È uno di quelli per cui la parola data vale sempre».

Il comitato di saggi «A volte sei cervelli hanno più idee di uno solo, però la decisione finale resta la mia. L’importante è che sia condivisa».

Il desiderio «Cosa cambierei? A Trigoria ci sono più buchi che nel groviera. Si vede tutto quando ci alleniamo. E i dettagli contano, su uno schema da calcio piazzato posso vincere o perdere una partita». Mescolato, non agitato.