Maran: «Non temo Zeman il mio Catania può fare il colpo

La penna degli Altri
giovedì, 23 agosto 2012 alle 7:38
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CORSPORT (C. MANNISI) - Signor Rolando Maran, come ci si sente alla vigilia del gran ballo dei debuttanti? «Bene, grazie. Ho la coscienza a posto di chi sa di avere lavorato sodo e, perciò, mi sento pronto. Diciamo che questo debutto voglio godermelo tutto». Dopo tanta gavetta nelle serie minori, beh, diciamo pure che se lo merita. Oppure nutre qualche rimpianto?

«Bene, grazie. Ho la coscienza a posto di chi sa di avere lavorato sodo e, perciò, mi sento pronto. Diciamo che questo debutto voglio godermelo tutto».
Dopo tanta gavetta nelle serie minori, beh, diciamo pure che se lo merita. Oppure nutre qualche rimpianto? Poteva anche arrivarci prima?
«Nessun rimpianto. Come ho sempre detto dal giorno del mio arrivo a Catania, se metto piede in Serie A in questo momento vuol dire che è giusto che vi sia arrivato in questo momento. Il resto sono solo chiacchiere».
Chiacchiere e parole. Parole come quella da lei data e mantenuta ai dirigenti del Bari. Se fosse stato più spregiudicato, in quella occasione, magari in A sarebbe arrivato qualche anno fa.
«Spregiudicato? No, non fa parte del mio modo di essere. Però è vero che quando non avevo ancora chiuso la trattativa con il Bari, che allora giocava in Serie B, mi arrivò una proposta allettante da una squadra di Serie A. Ringraziai e declinai l'invito, per me la parola e la correttezza hanno un valore».
Diciamo che nel calcio non sempre funziona così. Anzi, c'è un episodio tutto particolare che la riguarda e che, in qualche maniera, rende un pizzico più pepato questo debutto di domenica prossima con la Roma di Zeman.
«No, non ci sarà nessun pizzico di pepe in più. Quello a cui fate riferimento è un episodio ormai vecchio e di cui non mi piace parlare. Quella ferita si è ormai cicatrizzata, ma non vi nascondo che ha sanguinato parecchio».
Se si è cicatrizzata, possiamo allora parlarne. Campionato di Serie B, Maran sulla panchina del Brescia, squadra quinta a undici giornate dalla fine: continui lei.
«Vinciamo 3-0 con il Pescara e vengo a sapere che il presidente Corioni mi ha sollevato dall'incarico. Era una squadra che stava facendo grandi cose e che aveva la migliore difesa del campionato».
Chi prese il suo posto in panchina?
«Zeman. Ma, voglio subito precisarlo, io contro di lui non ho niente. Piuttosto mi lasciò sbigottito il comportamento di Corioni, il quale però, a fine campionato, col Brescia che non riuscì a centrare la promozione così come sperava il presidente, disse pubblicamente che aveva sbagliato ad esonerarmi. E' uno di quei casi in cui si può affermare che la storia mi ha reso giustizia».
In verità con Zeman qualcosa accadde: lei non gradì certe dichiarazioni rese alla stampa dal suo successore.
«E' vero, ci furono delle cose che mi diedero fastidio, ma siccome non sono abituato a parlare attraverso i giornali, presi la cornetta del telefono e chiesi spiegazioni. Ci chiarimmo, ma quel che ci siamo detti in quella telefonata non ve lo dirò mai. Men che meno adesso che è passato tanto tempo, che con Zeman ci siamo sfidati in altre tre occasioni e che in ogni circostanza ci siamo stretti la mano. Roba passata: domenica non sarà Zeman contro Maran, ma Roma contro Catania».
Che avversario si aspetta?
«La solita squadra di Zeman. Arrembante, vogliosa di vincere e di lasciarti le briciole».
Ritiene che il boemo sia il tecnico ideale per la piazza giallorossa?
«I fatti dimostrano che lo è. E' un allenatore molto bravo, ha portato un grandissimo entusiasmo e sono certo che domenica l'Olimpico sarà pienissimo».
Ma lei sta con Zeman oppure con Antonio Conte?
«Qui non è questione di stare con qualcuno. Ci sono dei regolamenti e vanno rispettati. Se le regole danno a Conte l'opportunità di allenare, beh, giusto che lo faccia. Stop».
Come si batte questa Roma?
«Mettendoci voglia e coraggio. Occorrerà essere al massimo della concentrazione, pronti a sfruttare ogni momento favorevole della gara».
Non è esattamente il Catania visto in campo col Sassuolo sabato scorso.
«Ne sono consapevole, ma a parte che abbiamo ancora dei giorni per migliorare la nostra situazione, beh, è pure vero che il nostro secondo tempo è stato d'alto livello ed è proprio da quello che partiamo per cercare di fare bene in casa della Roma».
Intanto ha appena ricevuto un paio di buone notizie: il prossimo arrivo del difensore Rolin e il prolungamento di contratto di Barrientos.
«Ennesima dimostrazione di come lavori bene questa società. Quale fra le due la mossa più importante? Sono tutte importanti, perché ciascuno deve portare acqua alla causa. Certo, Barrientos non lo scopro certo io, ma adesso deve impegnarsi per costruire qualcosa di entusiasmante. Lui come i compagni di squadra».
Perché, come ha detto ieri Legrottaglie, adesso diventa tutto più difficile: gli avversari vi conoscono e non si può vivere sugli allori.
«E' esattamente così. Il Catania deve rimuovere quei tre quarti di campionato straordinario disputato durante la scorsa stagione e quel quarto in cui ha fatto un po' meno bene nel finale. La parola d'ordine è resettare e lavorare per migliorare. Sotto questo punto di vista ho avuto e sto avendo ampio riscontro sia dai più giovani sia da quei giocatori di esperienza che per fortuna compongono la squadra e che si sono messi a disposizione per fare crescere il Catania».
E per ripagare le attese della piazza. A proposito, come va il rapporto con Catania?
«Fantastico. Qui tutti vivono il Catania, tutti parlano del Catania. Quando sono in giro, dal momento della colazione fino a quello di cena si parla esclusivamente di questo. Deve essere uno sprone, un motivo in più per fare ancora meglio di quello che vorremmo»

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