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IL MESSAGGERO (R. RENGA) - Domani Amedeo Amadei toccherà, con la soddisfazione di chi sa di non aver buttato la propria vita, la vetta dei novanta anni. Fare gli auguri a lui è come farli a Bruno Conti, a Francesco Totti e a Daniele De Rossi, che proprio ieri, tra laltro, ha festeggiato il compleanno.
Amedeo giocava a pallone per strada e andava in bicicletta. Portava, pedalando, il pane che si cuoceva nel forno di famiglia. Un giorno il fornaretto lesse che la Roma avrebbe fatto un provino e convinse un amico a scendere a valle, pedalando e tradendo la consegna dei familiari. Mise gli scarpini chiodati, segnò, corse e si innamorarono di lui. Infilò di nuovo i pedali e salì, tornante dopo tornante, a Frascati, dove laspettava il padre, agitato e nervoso. Non per il viaggio, ma per la fuga dal lavoro. Aveva fatto tardi, ci si mise di mezzo anche un tubolare bucato. La Roma lo chiamò, il padre votò per il forno, Adriana e Antonietta, le sorelle, lo salvarono: avrebbero lavorato al posto suo, ma che conquistasse gloria e portasse soldi a casa. Ottenne luna e gli altri. Esordì, segnando, contro la Fiorentina il 2 maggio del 1937: avrebbe fatto sedici anni, due mesi e 24 giorni dopo. Il più giovane esordiente e goleador di sempre. Gianni Rivera, per dire, aveva nove giorni in più quando vide la luce ad Alessandria. Come già succedeva, la tifoseria si divise in due: cera chi stava con il bambino di casa e chi, al suo posto, voleva lo straniero forte e costoso.
Due anni dopo lo mandarono a Bergamo e poi tornò. Il centravanti nel nuovo campo di Testaccio, che ai gol giallorossi si agitava come un veliero in mare, era un argentino indecifrabile, acquistato, come si faceva allora e si fa oggi, alla cieca. Piaceva il nome: Provvidente, che sa di provvidenza, dunque di grazia o clemenza divina. I romanisti lo battezzarono su due piedi: Provolone. Era cotto. Lallenatore veniva da Budapest ed era stato uno dei più prolifici cannonieri del tempo: Alfredo Shaffer, che sarebbe morto nel 1945, in guerra. Mise Amadei centravanti, facendo la fortuna di entrambi. Tra Pantò e Krieziu, si ritrovò così bene da portare alla Roma il primo scudetto e una valigia di gol. Bombardono Roma e i castelli, il forno saltò in aria. Lo ricostruì, ma servivano lire. Ad Amadei e alla Roma, che lo cedette allInter. Trovò così anche la Nazionale: da Roma lazzurro si vedeva poco e male. DallInter al Napoli e fece lallenatore. Non è per me, si disse. E passò, gratis, alla nazionale femminile. Ha perso i capelli, ha messo qualche chilo, dovrebbe girare con il bastone ma si vergogna, racchiude nel suo cuore tutta la storia della Roma. Come nei romanzi dappendice ha cancellato uningiusta macchia nera: lo squalificarono per un calcio allarbitro, dato da un altro. Amnistiato e innocente. Grazie per la compagnia, per le domeniche regalate, per i 174 gol e per i 101 fatti con la Roma; grazie per lintelligenza e lumorismo; grazie di tutto e cento di questi giorni.