«Sì, DiBenedetto ci è piaciuto davvero tanto»

La penna degli Altri
sabato, 02 aprile 2011 alle 9:52
IL ROMANISTA (R. IACOPINI) - «E’ stato un incontro davvero molto emozionante». Sergio Rosi, presidente del Roma Club Testaccio, non nasconde la sua soddisfazione per la visita di Thomas DiBenedetto.
Un affetto che non ha mancato di colpire l’imprenditore americano, visibilmente emozionato per così tanto calore:
«DiBenedetto è rimasto sbalordito da tutta quella gran massa di gente accorsa lì soltanto per lui. Io, per cercare di accoglierlo nei migliori dei modi e per farlo sentire un po’ più a casa, ho pensato di appendere al muro una bandiera a stelle e strisce». L’espediente deve avere funzionato, perché l’imprenditore americano si è mostrato davvero a proprio agio tra i tifosi giallorossi, tanto che si è lasciato andare a un curioso siparietto. DiBenedetto, infatti, ha preso in braccio la nipotina di Rosi, tra il tripudio dei presenti. Un gesto significativo, che la dice lunga sulla personalità dell’imprenditore americano, come affema lo stesso presidente del Roma Club Testaccio: «Mi ha colpito molto. Mi è sembrata una persona davvero tranquilla e disponibile. Ma, allo stesso tempo, mi ha dato l’impressione di essere anche uno molto deciso. Una persona, insomma, che sa il fatto suo». E questo è indubbiamente un bene per la Roma. «Certamente. DiBenedetto si è mostrato molto convinto, vuole andare fino in fondo alla trattativa. E questa convinzione è condivisa anche dai suoi soci, tutta gente che, come ci ha detto lui stesso, di sport ne capisce molto». Di sport e di business, come racconta Rosi: «Quando, guardando le foto appese nella nostra sede, DiBenedetto ha notato i baldacchini che vendono sciarpe e magliette fuori dall’Olimpico, ha commentato dicendo che la loro idea di merchandising è leggermente diversa...». Gli americani, infatti, hanno sicuramente un’idea diversa di come debba essere gestita una società sportiva, più manageriale. Un’idea diversa e, come si augurano tutti i tifosi della Roma, vincente. «Speriamo che la strada imboccata - conclude Rosi - sia quella giusta. Per troppo tempo a Roma sono mancate le persone giuste al posto giusto. Ora, con l’avvento degli americani, speriamo che le cose cambino».

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