FINANZA E MERCATI (G. TEOTINO) - Quei cinque palloni sono finiti nella rete di tutto il calcio italiano, non solo in quella dell'Inter. Sono il simbolo di un sorpasso che fa male, molto male. Perché almeno nel calcio eravamo abituati a guardare la Germania dall'alto in basso, forti degli innumerevoli successi della nazionale azzurra
Il modello calcistico tedesco è tutto basato sulla partecipazione diretta del pubblico. A ogni partita di Bundesliga assistono in media 41.904 persone, a ogni gara della nostra Serie A 25.304. Nel 2000 gli spettatori medi erano 29.100 in Italia, 28.400 in Germania. E ancora: i club tedeschi impiegano il 44,6% del fatturato per pagare gli stipendi di calciatori e staff, nella Serie A italiana il costo del lavoro incide per oltre il 70 per cento. Non stupisce perciò che anche i risultati sportivi siano cambiati di conseguenza. Dal 2012-13, per la prima volta, saranno quattro le squadre tedesche ammesse alla Champions League, mentre le italiane scenderanno a tre. Il confronto fa ancora più arrossire se si guardano i conti di Inter e Schalke 04. L'Inter stravince la partita dei ricavi: 224,8 milioni a 139,8 ma straperde quella del risultato netto: negativo per 69,1 milioni per i nerazzurri e per 16,8 per il club di Gelsenkirchen. Che quindi spende molto meno ma meglio visto che, pare ormai inevitabile, si qualificherà per le semifinali europee. Per dire dell'abilità manageriale dei dirigenti calcistici tedeschi, lo Schalke totalizza ricavi commerciali per 79 milioni contro i 48,3 dell'Inter, che pure dovrebbe essere un brand molto più vendibile sui mercati internazionali. Ultimo dato. In crisi alla fine degli anni Novanta, lo Schalke 04 ha ripreso ad affacciarsi dignitosamente alle competizioni europee dopo essersi costruito uno stadio nuovo, la Veltins Arena, inaugurata nella stagione 2001-02. Nel solo primo anno di utilizzo del nuovo impianto il valore della produzione del club è cresciuto di 64 milioni.




