IL ROMANISTA (D. GALLI) - Non ha esultato. Proprio come allandata. Perché si può pure segnare alla terra che ti ha adottato, ti ha fatto diventare uomo, ti ha permesso di conoscere Stefania, la donna della tua vita, dove s
In carriera ne ha fatti tanti così, di gol. Questo aveva un sapore particolare, per la storia personale - quella di Mirko - che si portava dietro. Una volta che la palla sè depositata in fondo alla rete, Vucinic ha abbassato la testa, anche se non si è negato allabbraccio di una Roma che pareva fortissimamente volere uscire dal tunnel della depressione. È il suo terzo gol al Lecce da quando indossa il giallorosso romano. Un colore che era nel suo destino. La partita che segna il suo esordio in Serie A è Roma-Lecce (1-0, per la cronaca), il 18 febbraio 2001. Prima di ieri, aveva segnato al giallorosso salentino il 23 novembre 2008, a Lecce. E poi in questo girone di andata. La gente di là non lo ha dimenticato.
La Curva gli ha dedicato uno striscione: "De Lecce simu simu, Mirko uno di noi". Il Salento non ha dimenticato il coro del 3 aprile di un anno fa: Vucinic buca la porta del Bari, poi corre verso la telecamera e canta "te Lecce simu simu". Quando è uscito dal campo, il Via del Mare gli ha tributato un interminabile applauso. E lo stesso ha fatto Montella. Il Lecce ci ha restituito il Genio mancante. Evviva, Vucinic è di nuovo tra noi.




