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Sfumato il progetto-Sensi Toccherà agli americani

10/02/2011 alle 09:47.

CORSPORT (R. MAIDA) - Domani saranno esat­tamente 500 giorni. Tanto è passato da quel 29 settembre del 2009 quando Rosella Sensi, con il sottofondo dei Rolling Stones e degli U2 e davanti a una platea di giocatori, politici e tifosi vip, presentò il filmato con lo stadio da in­titolare al padre Franco

TRATTATIVE -Già prima della messa in vendita della società c'erano state delle difficoltà. La famiglia Sensi, affiancata da una serie di partner com­merciali, aspettava proprio la legge sugli stadi per far parti­re l'iter burocratico della co­struzione, a pochi passi dal­l’uscita Aurelia del Grande Raccordo Anulare: 55- 60 mila posti, tribune attaccate al cam­po, materiali modernissimi, quattro ristoranti, il museo, niente barriere tra campo e ti­fosi. Ma tutto è stato accanto­nato dopo l'accordo con Uni­credit: il business, vitale per la competitività internazionaledelle squadre italiane, non po­teva non coinvolgere anche il nuovo padrone della Roma.

SCENARI - Adesso, se la legge fi­nirà davvero nel cestino, i pro­babili acquirenti americani non saranno felici di un osta­colo di partenza imprevisto. Questo no. Ma nemmeno si ti­reranno indietro per un motivo del genere. Lo stadio, per loro, era ( è) un progetto a lun­ga scadenza, va­lutabile in otto anni, e non in­fluenzerà le scel­te strategiche del gruppo guidato da Thomas Di-Benedetto. Che più della patri­monializzazione della società attraverso un immobile, sia pu­re così importante, punta sulla valorizzazione del marchio ( il cosiddetto brand),lo sfrutta­mento del merchandising su scala internazionale (non sono soddisfatti della gestione Sensi in materia) e gli investimenti sul settore giovanile, sul mo­dello del che fa scuola in tutto il mondo. Oltre­tutto, nulla vieta di costruire lo stadio con le normative esi­stenti. Lo ha fatto la , sta provando ad adeguarsi il Cagliari. Ma è chiaro che i tempi, con i percorsi attuali, sono molto più lunghi.