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La vittoria di Cesena figlia solo del carattere

18/01/2011 alle 10:48.

CORSPORT (L. CASCIOLI) - Lo spettacolo offerto dalla Roma a Cesena non raggiunge le sfere celesti. Rispetto al brillante primo tempo di Genova, la squadra sembra imbalsamata. Il gioco non fluisce né dilaga. A tratti la Roma gioca come se avesse una vacca in grembo per rispolverare una vecchia metafora del paraguaiano Heriberto Herrera, che usa va così condannare le squadre gravate da eccessivi impacci di gioco.

CORSPORT (L. CASCIOLI) -
Lo spettacolo offerto dalla Roma a Cesena non raggiunge le sfere celesti. Rispetto al brillante primo tempo di Genova, la squadra sembra imbalsamata. Il gioco non fluisce né dilaga. A tratti la Roma gioca come se avesse una vacca in grembo per rispolverare una vecchia metafora del paraguaiano Heriberto Herrera, che usa va così condannare le squadre gravate da eccessivi impacci di gioco. Ranieri, catturato dal vortice dei turn over, delle squalifiche e degli infortuni e in assenza di nuove alternative vana mente attese dal merca­to, torna al modulo appe na abbandonato nel ten tativo di ridisegnare la squadra. Ma la sola novità di quest’anno resta Menez. Il francese si conferma geniale in alcune mosse, ma anche troppo tenero per incidere la difesa avversaria. E’ il giocatore ideale per seminare lo scompiglio, ma poi finisce per resta re ingoiato dagli stessi vortici che riesce a crea re. Vucinic cerca invece la porta con l’istinto di sempre e finalmente la trova. Ma la sua prodez za viene vanificata da un abbaglio del guardalinee.
 Negli atteggiamenti del montenegrino però non manca mai purtrop po qualche gesto isterico, come non mancano mai le graticole nei quadri di San Lorenzo o il dito mignolo nell’orecchio degli attori che fanno Napoleone.

La difesa regge, ma ogni tanto dà l’impres sione di poter imbarcare acqua, mentre il centro campo regala troppi pal loni agli avversari quan do vuole riproporre il gioco con troppa fretta. E in quanto a , il cui impegno non è mai in di scussione, gioca senza però meritare i giudizi sempre molto affettuosi che gli vengono dedicati. La Roma così sbatte per 89 minuti contro por te che non si aprono e quando appare ormai chiaro che le cose si sono messe a congiurare pas sivamente contro i gial lorossi, arriva il gol pro curato da Simplicio al termine di un’azione co rale di cui sono protago nisti Borriello e Adriano, schierati da Ranieri nel finale con maggiore sa gacia e fortuna di quella rischiata a Genova. I gol realizzati a pochi minuti dalla fine procurano sen sazioni che servono for se a fortificare l’animo dei tifosi, ma è sotto l’ef fetto di un miscuglio di disagio e di sorpresa che ci accingiamo ad assiste re alle prossime prove dei giallorossi. Alla fine la Roma vince per una serie reiterata di atti di buona volontà, ma que sto non deve indurci a confondere la forza dei muscoli con quella del cervello e la più ostinata perseveranza con l’ispirazione. Ranieri alla fine ha dichiarato: «La vittoria ha premiato la maggiore qualità». Dobbiamo ac cettare le parole del tec nico perché ispirate dal la sincera convinzione della forza della sua squadra. Tuttavia esse non ci rallegranotanto da non farci vedere che il punto di equilibrio trova to dalla Roma nel primo tempo di Genova, e vani ficato dai due errori di Juan, va ritrovato e che il capitale di gioco accu mulato sperimentando nuove soluzioni tattiche non va sperperato. La Roma adesso è chiamata a scegliere tra il vivere nuove esperienze di gioco e il vivacchiare dentro i vecchi schemi. C’è an cora tutto un girone di ritorno da disputare, par tendo stavolta da posizioni meno stordite di quelle vissute all’inizio della stagione.