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Conti: Diventerà più forte di me e in zona gol crescerà molto

18/01/2011 alle 09:32.

CORSPORT (P. TORRI) - «E’ più forte di me». Se a dirlo è un signore che si chiama Bruno Conti, il complimento è di quelli che pesano. Per ché chi ha memoria di Conti giocatore, sa bene di come si stia parlando di una delle ali, oggi si direbbe esterno offensi vo, più forte della storia del nostro calcio.

CORSPORT (P. TORRI) - 
«E’ più forte di me». Se a dirlo è un signore che si chiama Bruno Conti, il complimento è di quelli che pesano. Per ché chi ha memoria di Conti giocatore, sa bene di come si stia parlando di una delle ali, oggi si direbbe esterno offensi vo, più forte della storia del nostro calcio. Eppure l’attuale direttore tecnico della Roma, quando lo dice riferendosi a Jeremy Menez, non dà assolutamente l’im pressione di parlare esagerando: «Questo è uno fortissimo. Ha soltanto 23 anni e qualità tecniche spaventose. E’ uno spettacolo vederlo giocare, quando ha il pallone tra i piedi è capace di tutto. In particolare in velocità è capace di fare la differenza. Nell’ultimo anno è migliorato tantissimo, soprattutto dal punto di vista del concetto di squadra. E questa sua voglia di migliorare è l’aspetto più confortante in proiezione futura perché vuole dire che può centrare quei margini di miglioramento che ha ancora».



Bruno Conti, pur tra tanti elogi, è comunque consapevole che Menez ha ancora bisogno di migliorare per poter aspirare a un ruolo da numero uno. Un ruolo a cui il ragazzo parigino può ambire a pat to di continuare a lavorare su quegli aspetti del gioco dove ancora non riesce a sfruttare sino in fondo le sue qualità: 
«Deve segnare qualche gol in più. Uno con le sue qualità deve cominciare ad avere una maggiore confidenza con la porta avversaria. Deve acquisire maggiore fiducia nelle sue potenzialità anche come tiratore. Ci deve provare di più per ché non gli manca nulla per essere un giocatore da una decina di reti a stagio ne. E tutto questo lo deve fare senza per dere la sua predisposizione per l’ultimo passaggio, un aspetto nel quale già ec celle. Un’altra cosa su cui deve lavorare è convincersi di pretendere meno da se stesso. Mi spiego meglio. Menez è un giocatore che ogni volta che ha il pallone tra i piedi come prima opzione ha quella di voler stupire e questa cosa in qualche occasione lo porta a demoralizzarsi per ché prova il troppo difficile e ci rimane male quando non gli riesce. Deve capire che il calcio spesso è fatto anche di sem plicità, è inutile cercare la giocata im possibile quando talvolta è meglio fare la cosa semplice. Quando Jeremy metabolizzerà questo, allora ci sarà da divertirsi».