Menez: Ho la scintilla giusta

La penna degli Altri
martedì, 07 dicembre 2010 alle 7:53
IL ROMANISTA (D. GIANNINI) - «Intensità». E’ questa la parola magica che può trasformare una stagione "normale" in una stagione straordinaria. Jeremy Menez ne è convinto. Perché la Roma di quest’anno è più forte di quella che è arrivata a un soffio dall’Inter. Perché sono arrivati Borriello, Adriano e Simplicio
ne è convinto. Perché la Roma di quest’anno è più forte di quella che è arrivata a un soffio dall’Inter. Perché sono arrivati Borriello, Adriano e Simplicio. E perché Ranieri ha potuto contare fin dall’inizio sulla classe di Jeremy Menez. Quello vero, ovvero un potenziale fuoriclasse. Uno che può diventare una stella assoluta, da Pallone d’Oro («per quello di quest’anno dico Xavi o Iniesta. Loro due per me sono stati i migliori in assoluto»). Insomma un giocatore diverso da quello abulico del primo anno e pure da quello discontinuo del campionato 2009-2010.
Jerry ha raccontato il suo momento e quello della squadra alla rivista ufficiale della Roma, spiegando la sua metamorfosi: «Io sto molto bene adesso. Rispetto a due anni fa, quando ero appena arrivato qui a Roma, sono cresciuto molto. Non solo come giocatore, ma anche come uomo. E credo che la maturità che sto acquisendo giorno dopo giorno si rifletta poi positivamente anche sul campo di gioco». Una crescita evidente. E più Jeremy migliora, più aumentano i sorrisi sul quel volto che nei primi giorni romani sembrava essere perennemente serio. Non necessariamente triste, magari semplicemente timido.
Quella timidezza che lo porta raramente davanti alle telecamere per le interviste: «In realtà, io come abitudine non parlo molto con la stampa - spiega lui - Ma non è appunto una novità, già in Francia avevo scelto
questa linea. Il fatto è che alcune volte, in passato, sono state travisate alcune mie affermazioni, anche qualche settimana fa, quando sono state riportate male alcune mie dichiarazioni nel post partita contro l’Udinese Niente di particolare, ma mi spiace vedere scritte cose che non ho detto». Invece della parole, Menez preferisce far parlare i fatti e il suo calcio pieno di giocate da fuoriclasse. Perché finalmente ora riesce ad esprimersi come sa e come vuole:
«Due anni fa, quando sono arrivato qui a Roma, l’ambientamento, com’è ovvio che sia, non è stato facile. Un nuovo paese, una nuova lingua, una nuova squadra e un campionato da scoprire». La Serie A, un torneo difficile per chiunque. Ancor di più per i francesi, come ha spiegato più volte Ranieri. «In più ho avuto una fastidiosissima pubalgia che mi ha fatto saltare praticamente tutta la preparazione estiva - continua Jeremy -. L’anno successivo sono partito meglio, anche grazie a qualche gol nelle gare estive di Europa League, poi, ovviamente, col cambio di allenatore, c’è stato un periodo naturale di adattamento alle nuove idee di mister Ranieri e alle sue metodologie di lavoro. Ma dopo un po’ di tempo ci siamo chiariti e parlati a fondo e quindi, già dalla seconda metà della stagione, sono andato meglio e ho dato un buon contributo alla causa.
Quest’anno, poi, ho proseguito il cammino intrapreso nei mesi precedenti. Anche il Mister mi ha caricato bene, dicendomi sin dal ritiro di Brunico che in questa stagione si aspettava un bel contributo da parte mia per la squadra e che puntava quindi su di me».
Menez e Ranieri. Ci sarebbe da scrivere un libro sul loro rapporto. Le incomprensioni iniziali, le scintille, poi il chiarimento e ora l’amore reciproco: «Il feeling con lui è nato dagli ultimi mesi dell’anno scorso, quando,
dopo un primo periodo non esaltante, ci siamo parlati e abbiamo chiarito cosa voleva lui da me e cosa potevo dare io nella squadra da lui pensata. Ho capito da quel momento che faceva molto affidamento sulle mie capacità e allora sono entrato anche io nell’ottica giusta. Indubbiamente da quando ho sentito la fiducia sua e della squadra, in me è scattata la scintilla giusta».

Tranquillità, un bel rapporto col tecnico e pure un ruolo che gli piace tanto, quello di trequartista. «E’ un ruolo che ho fatto sin dai tempi del settore giovanile, in Francia. A Roma ho giocato sia a destra sia a sinistra, ma credo di poter rendere meglio in quella posizione. Non ero più abituato a fare il trequartista,
ma mi sono bastate due o tre partite per riprendere al meglio le misure e ora mi sento di nuovo a mio agio in questo ruolo, da cui posso svariare a destra o sinistra a seconda delle situazioni». Insomma, Jeremy può inventare come faceva il suo idolo da bambino, Zinedine Zidane. «Mi ispiravo a lui e anche a Ronaldinho, che, quando ero ancora a Parigi, giocava nel PSG».

Oggi Ronaldinho gioca (anche se poco) nel Milan che guida la classifica. Ma per Menez la Roma può ancora arrivare lassù: «Sì, anche perché a livello di rosa siamo più forti, essendo arrivati giocatori importanti quest’estate. potenzialità per fare meglio dell’anno scorso ci sono tutte. Noi però dobbiamo giocare sempre con la stessa intensità, altrimenti perdi anche con l’ultima in classifica».

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