Il rinnovo e il rinnovamento

La penna degli Altri
lunedì, 04 ottobre 2010 alle 12:16
IL ROMANISTA (T.CAGNUCCI) - E mo c’è pure la sosta! È la considerazione più cinica fra quelle che si possono fare dopo questa domenica da fine del mondo: il penultimo posto, la peggior difesa della A (e nel giorno in cui il migliore è Lobont), una classifica che sembra pensata da Spinosi, il 100% di sconfitte in trasferta, una sconfitta arrivata nell’ultimo quarto d’ora contro una squadra che aveva giocato due giorni e mezzo prima... eccetera e molti eccetera purtroppo.
La risposta migliore a Ranieri, che l’ha sostituito, Borriello non l’ha data dicendo di non essere stanco al momento del cambio, ma con questa pubblica assunzione di responsabilità, con questa dichiarazione in cui non viene nascosto nemmeno un centimetro, non viene dimenticato nemmeno uno sguardo di tutto quello che è successo, che ricorda a tutti com’è la Roma, cos’è la Roma, cosa dovrebbe essere la Roma e a cosa deve e può puntare la Roma. A vincere. O a sognare. O a provarci. O a volare.
Non a difendersi a fine primo tempo sostituendo Menez con Brighi. La Roma è roba da spavaldi, da gente di cuore e ardore, non ha niente a che fare col grigio, con l’impiego da ricercare in un angoletto o in un fallo laterale: è una grossa sfida al futuro senza farsi i conti in tasca mai. Brighi per Menez (almeno ieri) è la ricerca degli spiccioli, il cambio che ti castra.
Quello, più della sostituzione di Borriello, della mancata di sostituzione di Totti - che ieri ha giocato male, anche malissimo, ma che purtroppo, soprattutto da ieri sera, riprenderà a essere il gigantesco parafulmine per tutti i malumori del mondo a Roma - del ritardo del cambio di Cicinho. Più che sul campo - dove tutti hanno perso - è nello spogliatoio che Borriello s’è preso la rivincita su Ranieri, anche perchè Ranieri non se l’è presa tutta la colpa, anzi, non se l’è presa per niente. E allora adesso? Allora adesso ci vorrebbe una mossa che valga come le parole di Borriello. Qualcosa che spiazzi, che scuota. Per uscire da questo limbo più simile a un inferno, per dare fiducia a un allenatore che oggi non la sente e che stamattina non la può nemmeno pretendere, il rinnovo del contratto sarebbe la mossa più vicina a un’altra epifania, a un cambio. Un Menez al posto di Brighi. Visto che la classifica - e quindi il mondo - va alla rovescia, magari questa è la mossa giusta. Se bisogna continuare così che almeno lo si faccia consapevolmente e con l’assunzione di responsabilità da parte di tutti e sempre. Senza sosta. Sennò si rinnovi in altro modo.

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