Cessione Roma, tempi lunghi

14/10/2010 alle 11:24.

CORSPORT (G. D'UBALDO) - La Roma è in attesa di un acquirente e ci sarà da aspettare ancora parecchio. Unicredit ha preso tempo, rinviando a data da destinarsi gli adempimenti tecnici per rendere “vendibile” la Roma, vale a dire la costituzione della Newco e la scissione della società di calcio da Italpetroli.

DIFFICOLTA’ - Le difficoltà incontrate nel trovare un acquirente per la Roma hanno colto di sopresa Unicredit, convinta, fino a quando l’amministrato­re delegato era Alessandro Profumo, di chiudere la partita entro set­tembre. Invece la situazione si è com­plicata, i risultati negativi della squa­dra non aiutano una negoziazione e la ri­cerca di un nuovo amministratore de­legato distoglierà i vertici della banca dal dossier-Roma. L’accordo per l’arbitrato era stato trovato il 26 luglio, il man­dato a Rothschild era stato conferito il 5 agosto. Nelle intenzioni di Unicredit, sotto la regia di Pro­fumo, c’era l’obiettivo di risolvere in fretta la que­stione Roma. Ma la situazione sembra sfuggita di mano a manager di economia e finanza che si af­facciano per la prima volta nel mondo del calcio e che sono preoccupati per i risultati negativi della squadra. Il passivo della Roma, che nell’ultimo bi­lancio è di circa ventuno milioni, verosimilmente al 30 giugno potrebbe diventare di quaranta, se la squadra non dovesse centrare la qualificazione in .

TENTATIVI - Le dichiarazioni di Sawiris in pratica te­stimoniano una resa. La banca si muove in modo disarticolato, nel tentativo di trovare un acquirente. Ma Angelucci ha preso tempo, in attesa che i suoi analisti concluda­no lo studio dei bilanci, che trova­no abbastanza complessi. La parti­ta per l’acquisto della Roma si gio­ca su due elementi fondamentali per ogni imprenditore disposto a investire nel calcio in questo periodo di crisi: lo stadio di proprietà e la cittadella dello sport di Tor­revecchia, che doveva essere elemento vincolato alla società di calcio. Negli ultimi giorni ci sareb­be stato un incontro tra Giovanni Malagò e Fran­cesco Angelini, forse con l’obiettivo di rimettere in piedi la cordata, della quale dovrebbe far parte anche il Fondo Clessidra.