Anche la Uefa critica l’Italia

14/10/2010 alle 10:08.

IL ROMANISTA (D. GALLI) - Adesso l’uomo nero, il Cattivik dei teppisti serbi, non fa più paura. L’hanno arrestato nella notte tra martedì e mercoledì. Si era rifugiato nel vano motore di un pullman turistico. Il capo-teppista serbo Ivan Bogdanov, 30 anni e qualche problema di linea, è stato fregato dai tatuaggi.

L’hanno arrestato nella notte tra martedì e mercoledì. Si era rifugiato nel vano motore di un pullman turistico. Il capo-teppista serbo Ivan Bogdanov, 30 anni e qualche problema di linea, è stato fregato dai tatuaggi. Da uno, in particolare. Quello che riproduce una data: il 1389, anno della battaglia della Piena dei Merli. Una battaglia persa dai Serbi, ma che è divenuta mito fondante del nazionalismo serbo. L’hanno identificato da lì.

La Uefa ha aperto un’inchiesta, che si dovrebbe concludere entro il 28 ottobre. Platini sbatterà sul banco degli imputati pure l’Italia. E lì ci sarebbe dovuto finire anche il Viminale, che invece ieri si vantava di «avere evitato una strage» (parole del capo della Polizia, Antonio Manganelli), scaricando le responsabilità degli incidenti di Genova sul ministero dell’Interno serbo, reo di avere consentito ai teppisti di varcare il confine. L’alter ego di Maroni a Belgrado sostiene però che a non funzionare

è stato l’apparato di sicurezza italiano. «La polizia italiana

sarebbe potuta intervenire in modo migliore. Non avrebbero dovuto permettere ai tifosi di entrare allo stadio portando quelle cose, a Belgrado non sarebbe accaduto
», dice Ivica Dacic. Mentre il viceministro dello Sport, Dragan Tanasov, si chiede: «Ma gli hooligans come hanno fatto a portare dentro quell’armamentario

pirotecnico?
». Già. Come hanno fatto? Ieri si sono rincorse le dichiarazioni e le conferenze stampa.

Ma nessuno tra Federcalcio e Viminale ha saputo rispondere a questa elementare domanda. Come è stato possibile portare dentro il Ferraris una tronchesi? Il bilancio finale della guerriglia parla di 17 arresti, 35 denunciati, 138 identificati. E 16 feriti, due carabinieri e gli altri tutti serbi. È andata bene. Non si è consumato un altro Heysel. Per caso. Platini dice di essere rimasto «scioccato» dalle immagini degli scontri. L’esito dell’inchiesta Uefa dovrebbe conoscersi a fine mese. La Serbia rischia grossissimo. La sconfitta a tavolino è certa. Potrebbe venire esclusa dagli Europei. Ma rischia pure l’Italia, che avrebbe dovuto garantire il regolare svolgimento dell’incontro. Era padrone di casa. E invece il sistema di sicurezza ha fallito. Spiega Platini, che l’Heysel l’ha vissuta sul campo il 29 maggio 1985: «Ho troppi brutti ricordi legati alla violenza nel mondo del calcio. Attendo i risultati e le decisioni della commissione disciplinare e ricordo che l’Uefa applica una politica di tolleranza zero in caso di violenza negli stadi. La collaborazione delle autorità - aggiunge al "L’Equipe" - è la chiave per combattere questo flagello ed è ciò che chiedo alle più alte cariche dei paesi maggiormente toccati da questo problema».

E questa è la seconda domanda. Ma c’è stata collaborazione con l’intelligence serba? Il responsabile della sicurezza della Nazionale (oltre che segretario dell’Osservatorio sulle manifestazioni sportive) Roberto Massucci non è abituato a barare. Ammette che «ci sono state delle smagliature nel sistema informativo di collegamento tra Italia e Serbia prima della partita. Non ci sono giunte informazioni - spiega - che delineassero alcun profilo di rischio né via Interpol né durante la riunione Uefa.

Non abbiamo ricevuto alcuna informazione di intelligence». Secondo Maroni, invece, a Genova è stato un trionfo. Sostiene il ministro dell’Interno: «Il lavoro della polizia prima - sottolineo prima - durante e dopo la partita, ha evitato una strage, un Heysel 2, tanto per intenderci. Si parla di quello che è successo,

parliamo anche di quello che non è successo. Non ci sono stati feriti gravi, non ci sono stati morti». Maroni, anzi, dà un consiglio a Platini: «Se la Uefa avesse adottato il sistema italiano, non ci sarebbero stati i fatti di Genova». Ovvero, la tessera del tifoso. Maroni dovrebbe convincere il sindaco di Genova, Marta Vincenzi. Che accusa: «Gli esponenti del partito del ministro Roberto Maroni, che sono arrivati a ritenere lecito sparare sui clandestini e a ritenere utile adottare la “tessera del tifoso” per evitare incidenti allo stadio, hanno permesso che una à italiana fosse invasa da un folto gruppo di criminali e non hanno nemmeno pensato di predisporre efficaci contromisure».