Ranieri è un martello: "Dipende da noi"

12/04/2010 alle 10:39.

GASPORT - Prima o poi la finiremo di chiamarlo er fettina. Detto con grande affetto, mapare che lo sminuisca. Non perché ricordi i primi passi nella macelleria di famiglia, dove oltretutto c’è stato poco e niente. Piuttosto, l’etichetta nei primi giorni a Roma gli venne appiccicata per sintetizzare una filosofia, la sua: via lo champagne, andiamo di gazzosa, che significava scordarsi le scorribande felici del miglior Spalletti, le ubriacature di gioco, il calcio spettacolo

Lui si è autoproclamato Claudio Martello. «Dobbiamo continuare a spingere — ha detto ieri —, a stare sul pezzo, a battere il ferro, come martelli». Trecento volte Er Fettina (è l’ultima volta, promesso) si appresta a diventare un profeta, il primo in patria oltretutto. Se ne va in macchina con il fratello Carlo (lui detto macellaretto), presenza fissa e molto discreta. Si lascia dietro una platea di giornalisti (e tifosi) definitivamente conquistati. Anche perché «non faccio l’allenatore da un giorno...». No, ieri ha raggiunto 300 panchine in Serie A, senza contare quelle all’estero. «Ho un’esperienza internazionale di primo livello, e ho fatto la gavetta. A Cagliari cominciai per scommessa e mi andò bene, pensai che potevo continuare». Il primato a questo punto del campionato è un inedito pure per lui. «Non me l’aspettavo, no. Sapevo che prima o poi sarei capitato a Roma, nella mia à. Ora me la godo, spero di regalarle e regalarmi un sogno bellissimo. Sono contento, anche se non lo do a vedere. Commosso no, è un po’ presto. Lo sarò più avanti, se...».

Gatte e pedalate Ecco. Non succede, ma se succede... Ranieri una certa prudenza la usa anche nelle parole. «Hai voglia ancora a pedalare... Siamo primi, è una grande soddisfazione. Oggi (ieri, ndr) abbiamo sofferto troppo, il pubblico ci è stato vicino. Ora dipende solo dalla Roma, ma dobbiamo restare umili, uniti, concentrati. Dopo -Inter, ai giocatori ho detto: "Adesso tocca a voi". Ci mancano cinque partite, saranno tutte difficilissime. Il derby sarà una bella gatta da pelare, una partita durissima, e Inter- sarà decisiva per tutti, credo. Ma il campionato non finisce col prossimo turno: vedrete che lo scudetto sarà assegnato solo all’ultima giornata, dovremo sudarcela fino a Verona».

Scaramanzie Ranieri sogna di commuoversi, Rosella Sensi già trattiene a stento le lacrime. Quando, tra gli applausi dei tifosi, ricorda: «Al fischio finale il primo pensiero, come sempre, è stato per mio papà Franco: è lui che da lassù ci permette di sognare». È emozionata, provata dalla sofferenza della partita. «Abbiamo giocato in una cornice stupenda, i nostri tifosi sono unici. Come i giocatori e l’allenatore: bravissimi. Ora dobbiamofare il massimo nelle partite che restano». Ha vinto, non vuole stravincere. «Nessuna rivincita, ho fatto il mio lavoro come tutti, errori compresi». Scaramantica, anche per molto meno. «Questa squadra valeva i vertici del campionato, il primo posto è meritato per quello che abbiamo fatto. Il derby? Ci penserò, ma non credo di esserci, è fuori casa». Perché i derby organizzati dalla Lazio si vedono in salotto, come da tradizione. Soprattutto il prossimo, vero Rosella?