E ci scopriamo stupiti e felici

12/04/2010 alle 09:17.

IL ROMANISTA (V.META) - Quando il triplice fischio mette fine a Roma- Atalanta e proietta i giallorossi in testa alla classifica, fra le nuvole sopra l’Olimpico s’insinua un raggio di sole. La Roma ha vinto. In campo e sugli spalti comincia la festa. Le note di “Grazie Roma” fanno da colonna sonora a quello che ha tutta l’aria di essere un sogno collettivo.

Non a caso, l’espressione più ricorrente è «non ci posso credere». Questione di minuti. Il tempo di arrivare in lungotevere delle Armi, e si rischia di essere travolti da un’armata di motorini allegri e chiassosi, che sfrecciano in direzione Prati con le loro code fatte di sciarpe e bandiere giallorosse. Il sole nel frattempo si è fatto strada sempre più. A Piazza del Popolo, questa sembra una domenica come le altre. Turisti che scrutano assorti una mappa, ragazze cariche di acquisti. Anche qui regna un relativo silenzio, tanto che si sente lo scrosciare dell’acqua nelle fontane. Risalendo via del Corso, però, si comincia a intuire che qualcosa è successo. Un’auto nera avanza lentamente, finestrini abbassati e una gigantesca bandiera che sventola orgogliosa fra i maestosi palazzi seicenteschi. La gente si ferma a guardarla, qualche turista non perde l’occasione per immortalarla. Ma è solo dopo le 18 che il popolo romanista inizia a riversarsi per le vie del centro storico, quando a Piazzale Flaminio arrivano i primi bus provenienti dall’Olimpico. Chi viene dallo stadio è inconfondibile. Sorriso beato ed espressione un pizzico svanita, i reduci dalla partita ostentano un’estemporanea abbronzatura da tribuna Tevere o accennano qualcuno dei cori che ancora risuonano nelle loro teste. Sempre senza troppo clamore, però. Per urlare ci sarà tempo.