
IL ROMANISTA (V.META) - Quando il triplice fischio mette fine a Roma- Atalanta e proietta i giallorossi in testa alla classifica, fra le nuvole sopra lOlimpico sinsinua un raggio di sole. La Roma ha vinto. In campo e sugli spalti comincia la festa. Le note di Grazie Roma fanno da colonna sonora a quello che ha tutta laria di essere un sogno collettivo.
Non a caso, lespressione più ricorrente è «non ci posso credere». Questione di minuti. Il tempo di arrivare in lungotevere delle Armi, e si rischia di essere travolti da unarmata di motorini allegri e chiassosi, che sfrecciano in direzione Prati con le loro code fatte di sciarpe e bandiere giallorosse. Il sole nel frattempo si è fatto strada sempre più. A Piazza del Popolo, questa sembra una domenica come le altre. Turisti che scrutano assorti una mappa, ragazze cariche di acquisti. Anche qui regna un relativo silenzio, tanto che si sente lo scrosciare dellacqua nelle fontane. Risalendo via del Corso, però, si comincia a intuire che qualcosa è successo. Unauto nera avanza lentamente, finestrini abbassati e una gigantesca bandiera che sventola orgogliosa fra i maestosi palazzi seicenteschi. La gente si ferma a guardarla, qualche turista non perde loccasione per immortalarla. Ma è solo dopo le 18 che il popolo romanista inizia a riversarsi per le vie del centro storico, quando a Piazzale Flaminio arrivano i primi bus provenienti dallOlimpico. Chi viene dallo stadio è inconfondibile. Sorriso beato ed espressione un pizzico svanita, i reduci dalla partita ostentano unestemporanea abbronzatura da tribuna Tevere o accennano qualcuno dei cori che ancora risuonano nelle loro teste. Sempre senza troppo clamore, però. Per urlare ci sarà tempo.