Piovani: "L'allegria della mia Roma contro il livore di Mou"

26/03/2010 alle 11:00.

LA STAMPA (G. BUCCHERI) - Ci risiamo. Inter in fuga, Roma in scia, questo sembra essere il ritornello del calcio italiano nell’era del dopo-Calciopoli. Con quale colonna sonora il tifoso romanista Nicola Piovani accompagnerebbe i ragazzi di Ranieri alla sfida di domani pomeriggio all’Olimpico?

«Mi viene in mente la marcetta allegra del Marchese del Grillo. Ecco, la Roma deve farsi forza del tipico disincanto di noi veri romani contro il livore di Mourinho».

Il livore di Mourinho?

«Il tecnico dell’Inter ha subito capito che in Italia bisogna allenare anche i giornalisti. Lui è bravissimo ad alzare la tensione, a rimanere sempre sotto i riflettori».

Roma-Inter: cosa c’è in gioco?

«La Roma ha già vinto. Prima di giocare e prima di conoscere il verdetto del campo».

E lo scudetto?

«Lo scudetto devono vincerlo altri e lo vinceranno. Naturalmente faccio gli scongiuri, ma per noi giallorossi essere arrivati ad un niente dall’Inter è già un grande riconoscimento».

La marcetta allegra del Marchese del Grillo e poi...

«La à è matura, i tifosi sapranno trasmettere le giuste motivazioni senza creare ansia o tensioni. Noi siamo la squadra dai piedi buoni, quelli a cui piace far divertire la gente: avete visto cosa sanno fare ragazzi come Vucinic, Menez o Pizarro?».

Ranieri.

«Sorprendente. Io, come molti altri tifosi, mi sentivo orfano di Spalletti, tecnico che aveva mostrato al mondo cosa significhi l’idea di un calcio moderno e spettacolare. Poi è arrivato questo signore umile e dai modi gentili e ci ha conquistato: per il lavoro di Ranieri non trovo aggettivi».

Diciotto maggio 2008, ultima tappa di campionato: Roma campione d’Italia per un’ora, poi ecco Ibrahimovic e lo scudetto resta a Milano. Voglia di rivincita?

«Come si può pensare a prendersi una rivincita se davanti hai una società che investe come l’Inter di Moratti? La Roma segue un’altra filosofia, il paragone non regge e, per questo, quello fatto fino ad ora dai ragazzi di Ranieri ha dell’incredibile».

Cosa pensa della gestione Sensi?

«Credo che le critiche al nostro presidente siano il frutto di una mentalità tipica di chi vive il mondo del calcio. Rosella è una donna in un ambiente di maschi. Incompetente? Siamo o no a quattro punti dall’Inter? E, allora...».

Disincanto contro livore, ovvero la forza dei nervi distesi contro chi deve vincere per forza. Chi la spunterà?

«L’Inter (Piovani sorride, ndr). In à l’atmosfera è tranquilla, allo stadio i tifosi della Roma andranno per una festa: ora che siamo in gioco, giochiamo, ma accompagnati dalla serenità per una stagione che ci vede protagonisti quando nessuno poteva prevederlo».

Inter in fuga, Roma in scia. Ma, per ora, mai in corsia di sorpasso. Non teme l’etichetta se non di eterni piazzati, quantomeno di eterni beffati dai nerazzurri?

«E’ un ragionamento che non regge e per i motivi che ho detto prima. Troppo netto è il divario fra due società che seguono logiche diverse per quanto riguarda gli investimenti. Fatemi pensare al Marchese del Grillo, al nostro disincanto, alla nostra allegria: così si può vincere o andarci vicino».

La musica c’è, gli interpreti anche: manca l’Oscar per un campionato il cui destino passerà dal pomeriggio dell’Olimpico.