Il professor Pizarro

29/03/2010 alle 09:16.

IL MESSAGGERO - Il piccolo grande uomo della Roma è un professore cileno che insegna calcio in maniera semplice e diretta, usando mezzi genuini come la classe, la corsa e il cuore. David Pizarro, un giorno scarto dell’Inter, oggi è un punto fermissimo della Roma lanciata alla insperata, disperata conquista di un sogno. La prestazione che il Pek ha offerto l’altra sera all’Olimpico contro i campioni di Italia rappresenta qualcosa che non potrà mai esser cancellato, neppure nei ricordi della sua gente.

Una prova piena di tante cose belle, e non tutte tecniche o tattiche. I suoi passi corti, cortissimi contro le ampie falcate di Thiago Motta e compagni; i suoi unocontrouno senza paura contro avversari dal fisico doppio; il suo essere al tempo stesso architetto e muratore, e pure manovale, hanno riempito gli occhi e gonfiato il cuore di chi ha una Lupa tatuata nell’anima.

Quantità industriale con qualità sopraffina, il sogno di ogni allenatore. Le sue sterzate sono già leggenda, così come il suo saper ammaestare anche il pallone più imbizzarrito. Lo vedi giocare, gli vedi fare cose complicatissime con estrema facilità e pensi che anche tu possa fare quello che fa lui: una pura illusione, però. Un’illusione che sanno dare solo i maestri di calcio. Si può essere migliore in campo anche se non si è segnato il gol da tre punti?

Sì, il Pizarro ammirato contro l’Inter è riuscito in questa impresa. E i critici nostrani l’hanno premiato all’unanimità, come raramente era capitato in passato. «Dominatore del centrocampo in tutte e due le fasi, perde un solo pallone in tutta la gara, manda fiori giri i pari ruolo dell’Inter. Straorinario è l’impegno difensivo, raddoppiando sempre e rincorrendo tutti. Fa ammonire Samuel e », Corriere della Sera. «Eroismi di vario tipo e a vario titolo, ruba mille palloni, ne smista altrettanti. Un aspide», Repubblica. «Mostruoso per la combinazione di agonismo, saggezza tattica e senso della posizione.

Palla al piede cuce, lancia e ispira la manovra. Senza, è sempre al posto giusto», Gazzetta dello Sport. «Dare il pallone a lui è come metterlo in cassaforte. Lucidissimo anche quando agisce da difensore aggiunto», Tuttosport. «Detta i tempi, organizza le ripartenze, manda a vuoto ogni interista provi a togliegli il pallone. Va all’ultimo tocco, un attimo dopo è in difesa a recuperare», Corriere dello Sport. «Imposta, dribbla, sradica palloni, litiga, incita. In una parola: fondamentale», Tempo. Un plebiscito.

Un giusto, meritato plebiscito. E, a forza di prestazioni mostruose, Pizarro sta scalando la classifica dei più grandi centrocampisti della storia della Roma. Più Picchio De Sisti che altri, e non solo per questione di fisico. Non ha il fisico leggiadro e divino di Falcao, non ha il passo di , non ha la personalità che aveva Di Bartolomei, non ha il piede vellutato di Schiaffino, non ha il ritmo dell’immenso Cerezo, non cerca il gol come lo cercava Giannini, non ha le geometrie dello scudettato Prohaska o l’estro anarchico di Cordova, ma Pizarro ha un po’ di tutti e di tutto. E vi pare poco?