
IL ROMANISTA (D. GALLI) - Ancora quarantotto ore, poi si dovrebbe capire qualcosa in più sul futuro di Compagnia Italpetroli. E dunque pure della Roma, sua controllata. Martedì, lassemblea degli azionisti dovrà decidere cosa fare del rosso di 33 milioni fatto registrare dalla holding nellesercizio 2008. La perdita è superiore a un terzo del capitale sociale, di 50 milioni. Come confermato ieri da Milano Finanza, questo obbligherà i Sensi, titolari del 51% delle azioni e Unicredit, che possiede il restante 49%, a scelte drastiche. E non più rinviabili. Nella sua ricostruzione, il quotidiano economico ipotizza la ricapitalizzazione della holding. Uniniezione di liquidi.
La perdita è superiore a un terzo del capitale sociale, di 50 milioni. Come confermato ieri da Milano Finanza, questo obbligherà i Sensi, titolari del 51% delle azioni e Unicredit, che possiede il restante 49%, a scelte drastiche. E non più rinviabili. Nella sua ricostruzione, il quotidiano economico ipotizza la ricapitalizzazione della holding. Uniniezione di liquidi.
Oppure la separazione tra le attività industriali e quella
sportiva. Unipotesi, questultima, che potrebbe portare alla cessione degli asset più redditizi.
Come la Roma.
A non consentire ulteriori differimenti - spiega Mf - è la
situazione patrimoniale di Italpetroli. Il buco di 33 milioni
del 2008 non è stato riassorbito nel bilancio successivo. A questo punto, entra in gioco larticolo 2446 del codice civile: «Se la perdita non risulta diminuita a meno di un terzo, lassemblea ordinaria o il consiglio di sorveglianza che approva il bilancio di tale esercizio deve ridurre il capitale in proporzione delle perdite accertate». A meno, naturalmente, di non voler ripianare il rosso con quella che in gergo è definita "ricapitalizzazione".
Secondo Mf, in gioco ci sarebbe la stessa continuità aziendale. Quindi, la permanenza dei Sensi al controllo della holding. Recentemente, è stato lo stesso collegio sindacale ad auspicare un progetto di ripianamento, ad oggi ancora assente, nonostante il supporto di Mediobanca in qualità di advisor. Come rivelato dal Messaggero qualche giorno fa, nella relazione si legge che «ai fini della dimostrazione dellesistenza
del requisito della continuità aziendale, appare necessario che gli amministratori sottopongano agli azionisti
un piano percorribile a breve, ovvero una strategia basata su fondate previsioni di dismissioni o altro che consenta di superare il problema». Alternative, vie di uscita diverse dalla vendita degli asset, non paiono esserci. Oppure sì. I Sensi dovrebbero mettere mani al portafogli, a fronte però di debiti già contratti con Unicredit e Monte dei Paschi di Siena per 400 milioni.