
GASPORT - Si sono messi daccordo. Allenatore, giocatori, perfino i tifosi. A pochi minuti dalla fine, un gruppetto della Sud lha buttata lì: « Forza forza grande Roma... vinceremo il tricolor». Non avevano ancora finito il ritornello che il resto della curva li aveva già zittiti con una carrettata di fischi, nascondendo la mano sinistra. «Portate jella». Nove anni fa, quando la Roma era lepre, si chiamava trukke trukke (da una canzone di successo).
Non è il momento Tutti allineati. Juan non lo nomina e garantisce per gli altri: «Non usiamo quella parola nello spogliatoio». De Rossi parla da interista: «Sabato lInter ci ha regalato due punti, ma pure una grande dimostrazione di forza. Sarà molto difficile raggiungerla. Il nervosismo di Mourinho? Capita di fare cose sbagliate. Anchio a Torino ne dissi di tutti i colori al guardalinee perché ero convinto che Del Piero fosse in fuorigioco». Ranieri rispolvera la metafora stradale («Siamo nel curvone, vedremo come affronteremo il rettilineo»), stavolta condita con ingredienti ippici e lapsus finale («Trotto o galoppo? Non lo so, basta che arriviamo primi, anche perché non sono De Coubertin»), poi affronta seriamente largomento: «Onestamente il campionato non è ancora riaperto giura . Cinque punti non sono tanti, non mi voglio nascondere, ma voglio aspettare: ci sono ancora tante squadre in lotta per la Champions e noi ora dobbiamo pensare al Panathinaikos, vorrei riportare a Roma un trofeo europeo dopo cinquantanni. Siamo impegnati su tre fronti, abbiamo tanta carne al fuoco, se la lasciamo sulla padella si brucia», riecco la metafora, stavolta gastronomica. Sorride pure lui, anche quando gli segnalano la sua media punti (2,17) e quella di Mourinho (2,20). Pensa allaggancio? «No, sganciamolo subito. LInter è rabbiosa, forte, non molla mai. Lavete vista in nove contro undici? A proposito, Tagliavento ha arbitrato benissimo, a parte la mancata espulsione di Milito», e stavolta ride sotto i baffi che non ha.