Le scommesse con Pruzzo e Rudi. Giorgio Rossi ci riprova con Toni

La penna degli Altri
mercoledì, 17 febbraio 2010 alle 10:34
IL ROMANISTA (M. IZZI) - Anche Francesco Totti il mito vivente (e ringraziando la nostra buona stella segnante) dell’AS Roma di fronte a Giorgio Rossi è ancora un “pupone”. Eh si, visto che Giorgio ha fatto il suo ingresso in giallo-rosso nel 1957, vale a dire circa trentadue anni prima del numero dieci del nostro cuore. Ripensavo alla magica milizia di Giorgio nella Lupa, mi è venuto alla mente che proprio oggi 16 febbraio (ieri per chi legge n.d.r), è l’anniversario della storica cinquina rifilata da Pruzzo all’Avellino nel 1986. Quel giorno Roberto vinse una scommessa con la storia del calcio, ma la vinse anche Giorgio, in qualità di straordinario portafortuna.
Roberto vinse una scommessa con la storia del calcio, ma la vinse anche Giorgio, in qualità di straordinario portafortuna. Tra lui e il centravanti esisteva infatti un patto scaramantico. Ad ogni rete siglata, il Bomber avrebbe regalato al suo massaggiatore 100.000 lire. Il 9 febbraio Pruzzo aveva deciso con una sua rete il match contro i granata disputato a Torino. Mentre si stava preparando per salire sul pullman disse a Giorgio:
«Va bene se oggi non facciamo niente e raddoppiamo tutti i gol della prossima volta?». Detto fatto, era un invito a confidare nella vena realizzativa di Roberto, e il nostro eroe accettò immediatamente. Il 16 febbraio i gol diluviarono, cinque palloni scaraventati dietro la porta del disperato Zaninelli. Una grandinata incredibile che
lasciò ammirati compagni di squadra e avversari. Il numero nove, nei giorni seguenti, manterrà la parola data e staccherà un assegno di un milione.
La scommessa di quel 16 febbraio 1986 non è però la sola vinta da Giorgio al fianco di un centravanti giallo-rosso. Nell’estate del 1973, infatti, in compagnia dell’indimenticabile Roberto Minaccioni, il “nostro” aveva accolto l’arrivo di Pierino Prati. La “Peste” divenne in men che non si dica la disperazione per tutto lo staff di massaggiatori della Roma. Non perché l’ex puntero del Milan non fosse un ragazzo d’oro, tutt’altro, era
disponibile, pronto alla battuta e animato da una grande voglia di far bene nella capitale. Prati, però, reduce da una serie non indifferente di infortuni e logorato dall’intensa attività sostenuta con i rosso-neri, aveva bisogno di una serie infinita di massaggi che avevano sia una funzione pratica che una psicologica. Per Giorgio Rossi e Minaccioni divenne un vero e proprio incubo, ma i due, forti dell’amore per la professione e dello spirito di attaccamento al Club, affrontarono il proprio calvario con il sorriso sulle labbra. Giorgio tra una seduta di massaggi e l’altra cercava di trasmettere fiducia a Prati: «Vedrai che con il sole di Roma e con il campo dell’Olimpico che d’inverno non è pesante come quello di San Siro andrai benissimo. Dai, che torni anche
in Nazionale».
Nella prima annata capitolina Prati segnò 8 gol in campionato e 3 in Coppa Italia, dando segni
di evidente ripresa. Il 4 novembre 1973, in occasione di Genoa – Roma (la gara del debutto in serie A di Claudio Ranieri), Fulvio Bernardini si presentò a Marassi per assistere alla prestazione della “sua” squadra, ma osservò anche un Prati in grande condizione. Al termine del match, Fulvio, nonostante la sconfitta dei giallorossi, scese negli spogliatoi per dare il suo saluto e congratularsi con Prati. Pochi mesi più tardi, dopo l’esito disastroso dei mondiali di Germania, “Fuffo” divenne Commissario Unico della Nazionale e il 9 settembre, nella prima gara della sua gestione contro la Jugoslavia, consegnò la maglia da titolare a Francesco Rocca e Pierino Prati. Niente male anche per Giorgio che metteva in bacheca una nuova scommessa vinta.
Abbiamo accennato alla Germania e ai mondiali del 1974. Sedici anni più tardi la manifestazione iridata si disputa in Italia e Giorgio è designato dal Comitato Organizzatore come massaggiatore ufficiale addetto alla terna arbitrale. Non è però l’unico romanista in campo, ci sono infatti, anche Berthold e Voeller. Con il “tedesco volante”, prima del match c’è tempo solo per un rapido sguardo: “Vai Rudi”.
Rudi incassa l’augurio fatto solo di gesti per una più che legittima scaramanzia e vola verso il titolo mondiale, cancellando la beffa atroce di quattro anni prima, quando, nonostante avesse segnato l’importantissimo gol del pareggio, si era dovuto arrendere all’Argentina di quel Diego Maradona che ora aveva piegato all’Olimpico. Rientrando negli spogliatoi Voeller fece un gesto che spiega ad un tempo la sua grandezza e quella di Giorgio Rossi, donandogli la maglia numero nove di neo campione del mondo. Un gesto di una poesia, e di una forza che poteva unire solamente due romanisti immensi.
Siamo all’estate 2010, Toni è reduce da un’annata poco esaltante al Bayern e da un brutto infortunio che ne ha arrestato l’inserimento nella sua nuova squadra. Oggi, vicino al rientro, vuole convincere Lippi di essere l’uomo giusto per completare il reparto d’attacco dei campioni del mondo e fornire un contributo decisivo all’annata della Roma. Al suo fianco il “numero uno”, per sua e nostra fortuna ha Giorgio Rossi, l’uomo delle
scommesse vinte. Le carte sono già state date, occorre aspettare e potremo vedere se Giorgio calerà il poker: Prati – Pruzzo – Voller – Toni. Meglio del Texas Hold’em.

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