IL ROMANISTA (G. PIACENTINI) - Quattro minuti come quelli di recupero di Roma-Catania allOlimpico non si erano mai visti. La Roma doveva amministrare il vantaggio e addormentare il gioco, e in campo non cera nemmeno uno tra i giocatori maggiormente dotati tecnicamente: fuori Totti, Pizarro, Vucinic e Menez ci ha pensato un brasiliano grande e grosso, che negli otto minuti in cui è stato in campo ha ricevuto più fischi che altro, a prendere in mano la situazione. Come? Rifugiandosi allaltezza della bandierina del calcio dangolo che separa la curva Sud dalla Tribuna Monte Mario, e rimanendoci per tutto il tempo che ha voluto.
Sembrava un domatore di leoni, Julio Baptista, circondato dai giocatori del Catania che cercavano in ogni modo di azzannargli le caviglie. Lui è rimasto lì, petto in fuori e sorriso stampato sulla faccia per rispondere agli insulti che provenivano da tutto il Catania, a fare il suo giochetto: una, due, tre volte consecutive. Tocco corto di Taddei, palla sotto la suola e poi quando i catanesi gli si avvicinavano, colpo addosso e calcio dangolo: come si faceva da bambini alloratorio (lui probabilmente lo faceva sulla spiaggia, che non è proprio la stessa cosa) o tra gli amici quando si gioca a calcetto. Una mossa semplice e intelligente al tempo stesso, visto che il suo obiettivo principale era
quello di far trascorrere i secondi, ma che ha fatto impazzire di gioia i circa quarantamila dellOlimpico, che si sono letteralmente rimangiati i fischi e li hanno tramutati in applausi scroscianti. Lui, Julio Baptista detto la Bestia, non si è lasciato intenerire ed è corso subito dentro gli spogliatoi.
Senza fermarsi a festeggiare con i compagni. Per quello, probabilmente, ci sarà tempo quando limpresa sarà ancora più grande e Julio sarà protagonista magari per novanta minuti e non per quattro. Intanto però va bene, perché sui tre punti di domenica cè anche la sua firma. E non è poco.