La mia storia d'amore con il roscio. E le facce di Bettega, Ferrara e Del Piero

La penna degli Altri
lunedì, 25 gennaio 2010 alle 8:19
IL ROMANISTA (M. CATALANI) - Non siamo su “facebook” ma l’annuncio lo trasmetto ugualmente: Maurizio Catalani non è più single. Da ieri ho uniteralmente deciso di convolare in una straordinaria storia d’amore con John Arne, il roscetto che da tempo aspettavo e che forse era già nella mia vita senza che io stesso me ne sia mai reso conto. Quando lui vorrà, finiremo la nostra vecchiaia ad Alesund, la cittadina norvegese che gli ha dato i natali, dove lui riposerà leggendo qualche libro di leggende vichinghe, mentre io magari sfrutterò la mia vecchia passione andando a pescare qualcosina di buon ora, sperando in qualche pescetto che ci permetta di cenare insieme davanti al tepore del nostro caminetto.
Lo so, anche voi desiderereste vivere la stessa travolgente passione sentimentale, ma c’ho pensato prima io. Scusate la parentesi, ma oggi è così, il personale ha spesso più rilevanza del pubblico. Torniamo ai fatti. Sabato mattina il bieco direttore del Romanista mi chiedeva se volessi scrivere per il giornale di lunedì un’analisi lucida a ventiquattro ore di distanza dalla partita. La mia risposta “fu” positiva, fosse altro perché uno che ha il coraggio di chiedere a me un’analisi “lucida” di Juventus-Roma, è uomo con gravi problemi mentali e dunque va accontentato.
Che partita ho visto? E che ne so? Voi riuscite a vedere Juventus-Roma restando sereni, tranquilli, “lucidi”? Io ci provo tutte le volte, ma poi ho pochi ricordi, che però nitidi conservo nel tempo. Una cosa l’ho capita.
A carte pari, se non parte il “gentilino”, la Roma ai gobbi gli toglie punti e sorrisetti. Vediamo cosa ci ha fatto godere. Bettega con la sua faccia da Bettega che si presenta davanti alle telecamere di Sky prima della partita
e con l’aria supponente che conosciamo parla già da vincitore secolare stufo di ripetere le stesse cose di sempre. Partita finita e di lui non si hanno notizie. Totti che gli sgrulla la rete e finalmente gli fa il gesto del dito “zitti” e a casa. La faccia di Ferrara che sembra un biscottino spappolato nel tè caldo. John Arne sotto la curva che ride come se avesse centossessantadue denti.
La smorfia di Buffon mentre Tagliavento gli consegnava spugna e bagno doccia con un po’ di anticipo. Ranieri che alla domanda di Mauro “
se avesse saluto i dirigenti della vecchia?”, risponde secco che non aveva nessuna intenzione di farlo ci avevano già pensato Totti e il mio John, aggiungo io. E di Del Piero che dopo avere cacciato la lingua, pochi minuti dopo torna in panca dal suo uccellino? Ce lo vogliamo dimenticare? E “caino” Candreva che esulta felice per essere riuscito ad entrare in tempo per godersi da protagonista il “fischione” di Riise? Abbiamo detto tutta la settimana che aspettavamo la solita “sola”, come tradizione voleva. Abbiamo anticipatamente pianto sicuri arrivasse, me compreso. Non volevo credere alle parole del mio vecchio amico Renga, giornalista che più di tutti noi ne capisce. «Guarda Maurizio che la Juve non è più nel palazzo, comanda l’Inter su tutte e c’è il Milan che ha rialzato la testa stavolta non ci biscottano e se la partita sarà regolare vinciamo noi... i biscotti ce li fanno a San Siro e a Roma contro le milanesi».
Ha avuto ragione, ne prendo atto e incasso i tre punti. Adesso voliamo, anche se la sfiga ci toglie Toni, colui che più di ogni altro serviva in questo momento. Lui è l’uomo che dà lunga vita al capitano, è fondamentale e spero che in poche settimane torni a fare girare la mano sull’orecchio sotto la sud. I singoli? Immenso Pizzarro, suntuoso Juan, insostituibili Perrotta e Taddei. Il resto ha fatto quello che speravamo facesse, comporre il puzzle di una grande squadra, che aspetta e quando è ora porta via la cassaforte. Ma su tutti Raneri. Godo con lui. Aveva la faccia del bambino felice, quella di Ulisse che ammazza i proci e se ne torna a dormire a casa sua. Avrà pensato alle parole di Mazzone, che al suo arrivo a Roma gli aveva detto: «..ao!, a Claudio fino a che nun entri dentro l’Olimpico e te metti la giacca della Roma, nun potrai mai da dì de ave’ fatto l’allenatore
». Ma quanto è bella Roma e che culo c’avemo avutoa nasce con i piedi a bagno al Tevere.

APPENA ARRIVATO

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