Il peggio e il meglio

17/01/2010 alle 09:37.

IL ROMANISTA (A. MANDOLESI) - Per una rubrica come questa, che nei giorni delle partite è dedicata in prevalenza ai ricordi, agli aneddoti e alle emozioni, quando arriva Roma-Genoa il problema è soltanto quello dello spazio. A questa squadra mi legano, senza esagerare, le pagine più esaltanti e quelle più tristi dell’intera vita. A cominciare dalla nostra unica retrocessione, legata a filo diretto dalla sconfitta in campo neutro (L’Aquila) contro i grifoni che non servì alla classifica dei rossoblu (comunque ultimi), ma risultò determinante per la nostra mancata salvezza. Avevo appena quattro anni, ma ricordo come fosse ieri la delusione stampata sul viso di mio padre, appena tornato..

Al è legata anche la giornata più bella ed indimenticabile sotto il profilo sportivo: quella del mio “primo” scudetto. Vissuto, tra l’altro, nei panni di chi, dalle frequenze di Radio Dimensione Suono, narrò a tutti (non c’erano Pay per view né Pay TV) una stagione fantastica ed indimenticabile. Sempre contro il (allo stadio Flaminio) ci fu la pagina nera della tifoseria romanista nel corso dell’incontro di Coppa Italia (agosto 1987). Da quella volta, anche se putroppo il lavoro mi tiene lontano dalla Curva, credo che niente sia tornato come prima. Infine, e chiedo scusa per il personalismo che un buon giornalista dovrebbe sempre evitare, in un passato molto più recente, al termine della partita tra Roma e (era un anticipo al sabato pomeriggio) mi raggiunse in Sala Stampa una telefonata che non avrei mai voluto ricevere: mia madre mi chiamava per dirmi che mio padre non c’era più. Credo possa capire solo chi è già passato attraverso queste esperienze. Ma dopo questa digressione torniamo al calcio giocato.



Però, malgrado tanti precedenti, dovessi scegliere un Roma- a cui fare riferimento punterei sulla partita


della scorsa stagione. Quella del 3 a 0 che, a mio parere, resta la migliore gara disputata da una squadra

che cominciava già a mostrare tante scollature nei confronti di Spalletti, la cui avventura in giallorosso aveva abbondantemente intrapreso il viale del tramonto. Quel Roma- fu l’ultimo grande guizzo: una vittoria chiara, meritatissima, caratterizzata dall’ultimo
gol in giallorosso di Cicinho (che, appena segnato, si infortunò lasciando il posto a Motta), il raddoppio di Vucinic, l’espulsione di Taddei e il gol di Baptista nei minuti finali. Era la ventitreesima giornata, e la Roma, dopo una rincorsa durata mesi, tornò, sia pure per pochi istanti, al quarto posto agganciando proprio i rossoblu e scavalcando la che poi, al novantesimo, sconfisse la Lazio con un gol di Giardino, tornando ancora quarta. Perché ho scelto proprio questa gara? Perché tra la scorsa stagione e quella attuale ci sono le analogie della falsa partenza e della lunga rincorsa.

L’anno scorso, infatti, la squadra crollò proprio appena vide premiati i suoi sforzi, andando a perdere incredibilmente a Bergamo la settimana seguente per 3 a 0 (3 gol in 7 minuti!) e vanificando così, cinque mesi di speranze e di sacrifici. Anche quest’anno la Roma è riuscita a tornare al quarto posto dopo una lunga rincorsa, ed anche quest’anno, la settimana seguente, lo ha perduto in trasferta (sul campo del Cagliari) a causa di due reti subite in tre minuti. Sabato scorso, però, ha reagito contro il Chievo, giocando in inferiorità numerica una partita tutta cuore e muscoli. Oggi, giocando ancora in casa, può sperare in un passo falso di o per tornare in Zona che rappresenta sempre il suo obiettivo. Sarà lotta dura fino all’ultima giornata, ma è proprio qui che il mister di Testaccio dovrà fare la differenza nei confronti del collega che lo ha preceduto. E’ quello che si aspettano i tifosi, unitamente al primo gol di Toni in giallorosso.