
IL MESSAGGERO - «Non vi voglio belli, ma pratici». Claudio Ranieri ricorda bene il suo primo discorso alla squadra. Sono passati quasi cento giorni dal 2 settembre. «Ancora non abbiamo risolto tutti i problemi,ma la strada è quella giusta» dice il giorno dopo il successo nel derby. «Avevo chiesto loro, come prima cosa, di scordarsi il bel gioco. In quel momento proprio non mi interessava. Io volevo fondamenta solide per costruire il nostro nuovo progetto. Hanno capito e i primi risultati si vedono».
Puntando, pure nelle convocazioni, su senatori. Dal giorno del suo debutto, anche quello vincente, il 13 settembre a Siena. Lumiltà e la compattezza: Ranieri le mette sempre davanti a tutto. «La qualità ce labbiamo, ma quella la tireremo fuori più avanti. Nel derby siamo entrati in partita dopo unora. Prima eravamo tutti tesi, non solo i romani. Quando ha preso il palo Zarate, ci siamo resi conto che dovevamo fare qualcosa. Reagire. Allo schiaffo. Lì ho visto la Roma che voglio io». Come nelle nove rimonte tra campionato e coppa, con sei successi, nei tre mesi della sua gestione. «La soddisfazione più grande è di non aver preso nemmeno un gol. Non accadeva dal campionato scorso».Era il 3 maggio, gara casalinga con il Chievo. «Non potete sapere quante volte lho ripetuto alla squadra. Dicevo che quello doveva essere il nostro obiettivo. Anche per riacquistare sicurezza e convinzione. Da quando sono qui, ceravamo riusciti solo una volta,in Europa League con il Cska di Sofia».
Sempre allOlimpico, lo scorso 1˚ ottobre. «Un passo alla volta, lavorando tanto in allenamento, ce labbiamo fatta anche in campionato. Menomale. Ma bisogna insistere, cè ancora tanto da fare». «Sarà unannata difficile». Questa frase è sempre presente quando parla in pubblico e in privato. Con i dirigenti e con i calciatori. «A loro dico spesso che bisogna cantare e portare la croce. Non solo ai tre attaccanti quando giocano insieme...» scherza e neanche troppo Ranieri. «Cè da soffrire, ma la prima cosa è riconquistare la nostra gente. Lentusiasmo che ho visto in curva al derby mi fa pensare che i tifosi saranno con noi se lotteremo su ogni pallone come ripeto io alla squadra tutti i giorni a Trigoria».
«Noi vogliamo arrivare lassù». La rincorsa va avanti, in campionato, da cinque partite. Ora la Roma è quinta, a un punto dalla zona Champions. Grazie a tre successi di fila, quattro in cinque gare. Lunico pareggio, a Milano, contro lInter campione dItalia. «La Roma deve stare al vertice, quello è il suo posto. Ed è anche il nostro sogno. Ma la realtà, oggi, è unaltra. Bisogna insistere e faticare. Quotidianamente. Mancano tante partite, dobbiamo essere competitivi su tutte tre i fronti». Ranieri spiega chiaramente che la Roma, ai primi di settembre, è ripartita da zero. «Perché non aveva più la sua fisionomia. Sennò Spalletti sarebbe rimasto. Ora la squadra sta bene, ma deve essere pronta a superare nuove difficoltà che troverà lungo il percorso».
Come quelle incontrate nel derby. «E stata una brutta gara. La Lazio ha rinunciato ad attaccarci,complicandoci la vita. Loro avevano tanti centrocampisti e difensori.Io ho dovuto cambiare: ho aspettato lintervallo per dirlo ai giocatori. Loro sono preparati a ogni modifica,a volte può bastare unocchiata. Ho riproposto il rombo perché soffrivamo in mezzo al campo».
La novità in partenza, il 4-4-2, non aveva funzionato. La Lazio era in superiorità numerica a centrocampo. Il ritorno al 4-3-1-2, bocciato ultimamente, è stato decisivo. Almeno nella circostanza. Il romano Ranieri si gode fino in fondo il derby:«Le sensazioni sono molte, mi ricordo io ragazzino in sud con il batticuore. Allora potete immaginare che cosa ho provato dopo questa vittoria: sono un timido e se mi sono buttato in mezzo al campo... I romani della squadra la sentono molto. Ma sono come me, non lo danno a vedere. Gli ho detto di stare calmi, gli ho rifatto vedere i quattro gol presi lanno scorso come monito». Ma l11 aprile è lontano.