GASPORT (A. CATAPANO) - Fu poco più di un anno fa che Julio Baptista si trasformò in Bestia e si mangiò la Lazio. E fu, ovviamente, Totti a intuire per primo la trasformazione in atto: lo vide ruggire nei pressi di Carrizo, farsi largo tra le maglie biancocelesti, occupare quella mattonella un attimo prima di Vucinic (tanto lo bruciò che un telecronista prese un abbaglio, e dire che i due non si somigliano). Appena la Bestia si piazzò, Totti gli servì un pallone da divorare, e con esso tutta la Lazio: fu la sua cena quella sera. E dal giorno dopo, Julio Baptista divenne un eroe. Allinizio, fu vera gloria: fermato per strada, incitato dai passanti, inseguito al ristorante. Qualcuno tentò perfino di creare un menu-Baptista: «Gli piace la carbonara», svelò..
A galla Tutto questo accadeva un anno fa. Oltretutto, la storia di Baptista, la sua lenta e progressiva involuzione complici tanti e fastidiosi acciacchi fisici , passato da eroe nel derby a comprimario di questa Roma, può essere usata come paradigma per alcuni suoi compagni e connazionali. Almeno un paio, hanno condiviso con Julio Baptista lo stesso percorso. Grandi protagonisti nei derby, calciatori una volta importanti, qui e altrove, oggi devono sperare di giocare con il Basilea in Europa League per raggranellare qualche minuto. Prendiamo Taddei, che pure rispetto alla Bestia è riuscito a restare a galla, tra luci e ombre, ma comunque è rimasto in prima linea, ha avuto le sue repliche da consumare, i suoi minuti da giocare. Però, rispetto al Taddei che segnava alla Lazio (due reti: un gran colpo di testa in un derby storico e un rimpallo in un derby sfortunato), rispetto a quel giocatore che correva per tre e spesso segnava pure, rispetto a quel calciatore insostituibile della Roma di Spalletti, questo è un altro, e non gli somiglia per niente. E, oltretutto, rischia di aver perso il posto a vantaggio del tridente.
Tribuna o panchina? Doni, invece, che in un derby fece il suo esordio in Italia, il posto lo ha perso da qualche settimana: vittima dei suoi dolori e della sua presunzione. Per fortuna della Roma e di Ranieri, e per grande sfortuna di Doni, Julio Sergio si è tolto di dosso lodore della naftalina e si è infilato i guanti dimostrando di saperci fare come il compagno. Ma sì, può anche lasciargli il posto domani sera, ma difficilmente le gerarchie cambieranno di nuovo. Chiudiamo con un passaggio breve su Cicinho: è un peccato, ma contro il Basilea lui può al massimo passare dalla tribuna alla panchina.