IL ROMANISTA (T. RICCARDI) - Lultima partita in Champions League (e nella Roma) laveva giocata lo scorso anno in una squadra italiana, la Roma, contro una squadra inglese, lArsenal. Questanno ha ricominciato a riassaporare leffetto che fa in una squadra inglese, il Liverpool, contro una squadra italiana, la Fiorentina.
Schierato da Benitez in cabina di regia al fianco di Mascherano, in un 4-4-1-1, ha mostrato buona personalità e delle discrete geometrie. Ha disputato settantacinque minuti, fino al cambio con il giovane spagnolo Daniel Pacheco. Niente di trascendentale, nessuna rabona o giocata ad effetto (ad eccezione di un colpo di tacco nel primo tempo, non andato a buon fine), il minimo sindacale: passaggi corti e qualche apprezzabile apertura. La condizione fisica non era ottimale, ma non poteva esserlo visto che era alla prima da titolare dopo mesi di inattività e qualche spezzone (tre apparizioni precedenti per un totale di venti minuti).
Al termine del primo tempo, Aquilani ha scambiato la maglia con un altro romano, Lorenzo De Silvestri, magari avranno parlato di derby. «Era un anno che non facevo una partita dallinizio - ha detto Alberto - Sono contento, mi sono sentito bene. Ho giocato minuti importanti e devo continuare perché la condizione fisica non è delle migliori. Sono venuto qui con tante aspettative e darò il massimo in quello che è il campionato più importante al mondo. Nostalgia? Del sole. Sono contento di stare qui, ma sarò per sempre un tifoso della Roma. Ma cambiare aria è stata la cosa migliore per me e per loro. Non ho rimpianti. Sono stato felicissimo per il derby».