Annegando in Francesco Totti

La penna degli Altri
domenica, 20 dicembre 2009 alle 9:43
IL ROMANISTA (G. DOTTO) - L'inverno si è piantato nelle nostra ossa. Ha ghiacciato i binari e chiuso gli stadi. Valium o Lambrusco? Meglio un Vin Brulé. Esultano in pochi. Lionel Messi ad Abu Dhabi, Roberto Mancini sul suo panfilo e Christian Panucci oggi sotto la “sua” Sud, speriamo solo prima e non dopo. Esultiamo anche noi romanisti. Che teniamo ancora nel cassetto la zolla ormai marcia dell’Olimpico di quel Roma-Parma, quando Fabio Capello e la sua mascella ebbero la tentazione per una volta di lasciarsi andare . ..
Valium o Lambrusco? Meglio un Vin Brulé. Esultano in pochi. Lionel Messi ad Abu Dhabi, Roberto Mancini sul suo panfilo e Christian Panucci oggi sotto la “sua” Sud, speriamo solo prima e non dopo. Esultiamo anche noi romanisti. Che teniamo ancora nel cassetto la zolla ormai marcia dell’Olimpico di quel Roma-Parma,
quando Fabio Capello e la sua mascella ebbero la tentazione per una volta di lasciarsi andare .
E Francesco Totti era bello come il sole. No, non li capisco proprio quelli che stanno lì biliosi a sindacare il suo contratto, a spidocchiare sui soldi o sugli anni, a cavillare quanto tutto questo sia assurdo e oneroso. Sono orbi a cui sfugge l’urbe, cioè l’essenziale. Che non è il conto in banca di Totti.
Affari suoi. Prosit. Che se li goda, se è capace di farlo. Il contratto a vita ha il merito, proprio nel suo
scandaloso sottrarsi alla logica, di trasformare un campione ormai in là con gli anni in un “immortale”, lo eternizza in giallorosso, differisce all’infinito il lutto che qualunque romanista con un minimo di sangue nelle vene sta già da tempo elaborando: l’addio del calciatore romanista più amato della storia. Non è un regalo a lui, ma a noi, che non saremmo mai stati capaci, domani e fra mille anni, di accettarlo quell’addio. Che ci sarà, è fatale. Ma è come se questo contratto avesse sospeso il fantasma, ci avesse in qualche modo pacificato. Accadrà lo stesso quando sarà, il più tardi possibile, con Daniele De Rossi. Assurdo? C’è qualcosa di non assurdo nell’essere tifosi?
Per il resto. Battere il Parma oggi è necessario per riprenderci quello che ci spetta di diritto, il quarto posto. Il minimo per una squadra che quando fa l’appello dice “De Rossi”, “Juan”, “Pizarro”, “Totti”, solo per citare l’indispensabile. I tifosi oggi sanno già cosa cantare, annegando nel loro idolo. “Tu sei dentro di me come l’alta marea”. Sempre Venditti.

APPENA ARRIVATO

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