
IL ROMANISTA (T. CAGNUCCI) - E mo come la mettiamo con De André che canta «dai diamanti non nasce niente»? Via del Campo oggi per Jeremy Menez è soltanto quella che porta allo stadio Atleti Azzurri dItalia. Campaccio, soprattutto per un diamante grezzo come lui che viene dai lati di Parigi e preferirebbe qualsiasi altro paesaggio sghembo rispetto a quello sotto-sopra di Bergamo.
Ecco, questa cosa deve fare oggi la nota più leggera e naif di questa stagione romanista finora così-così: convincere contro i difensori atalantini, qui nella terra dei Rustico e dei Carrera, attraversare queste vallate dal sapor leghista come su un red carpet. E quel che gli manca. E quello che si va a prendere. Ormai lhanno capito tutti quanto è forte, persino lui: «Forse perché ha visto che le cose che gli dico sono per il suo bene. Questo ragazzo ha delle qualità immense. Certo è un diamante grezzo che va lavorato per far sì che possa brillare. Ci saranno degli alti e dei bassi, delle volte lo metterò in panchina e lui magari si arrabbierà, ma fa parte di un lavoro tra lallenatore e la sua squadra».
Siamo a qualcosa di più de "il ragazzo è bravo ma non si applica", siamo al "ragazzino è bravissimo e comincia pure ad applicarsi". Il racconto di Ranieri in conferenza stampa non è solo quello di un allenatore finto burbero, di un papà ritrovato perché non aveva mai perso docchio il figlioccio, ma anche quello di un Nostradamus del talento: è come se avesse tratteggiato le linee del futuro del francesino e sapesse in quale porto andrà a sbarcare.
Ranieri già sa che Menez crescerà, poi deluderà, finirà in panchina per poter tornare a essere protagonista: se Jeremy ci pensa è la più grande rassicurazione (e assicurazione) che possa avere. Ranieri gli ha garantito un futuro con possibilità anche di sbagliare, per uno come lui che è capace di fare tutto tranne che essere normale più bella cosa non cè. Come un diamante grezzo dal quale può nascere ancora tutto.