Finché c'è Francesco Totti

19/11/2009 alle 11:11.

IL ROMANISTA - A gennaio arriverà qualcosa solo se andrà via parecchio. Allora mi domando: vale la pena che arrivi qualcosa? Tipo un Van Nisterlrooy, campione vero ma tutto da riassemblare, al posto dell’eterno disertore Juan? Forse sì, ma non è affatto certo. E’ certo piuttosto che qualsiasi movimento sia in entrata che in uscita verrà pensato solo per il tornaconto della proprietà, mentre il bene della Roma è al momento un’opzione del tutto casuale.

A questo proposito, quasi si trattasse di un sequel, vorrei sviluppare il pensiero con cui ho concluso il mio pezzo di lunedì scorso. Finché c’è , per le Sensi c’è margine di resistenza. Condizione assai più concreta della mera speranza. Di qui la natura all’apparenza monstre di un contratto che, nel concreto, rappresenta una vera polizza per le attuali padrone della Roma. Almeno in questo caso il loro stretto interesse coincide perfettamente col mio sogno (l’unico esaudibile) di un romanista a vita, ma appunto perché ciò che è dettato dalla passione di un tifoso va a collimare con la strutturazione di un piano industriale votato al mantenimento del potere e alla gestione di un disastro conclamato. Disegno sagace in cui, lo so bene, finanche questa mia e nostra passione è messa in conto e passata al vaglio delle insidie che può contenere e delle risorse che può offrire. I cinque anni futuri di in giallorosso affondano appunto nella voce risorse e vi pescano a piene mani. Cinque anni sono tantissimi, sanno di un futuro illimitato che quasi nega l’approssimarsi di quel tempo in cui Francesco porterà il distintivo della lupa non più cucito sulla maglia ma sul bavero di una giacca. In qualche modo, già questo ci rassicura e ci acquieta e le nostre rabbie, le nostre mortificazioni, ne vengono smorzate. E’ un fatto: essere presidenti (stipendiati) dell’ AS Roma durante l’era semplifica molte cose, soprattutto quando si è giunti all’acme di una crisi pesantissima. Addirittura, semplifica il tracollo. Non dico che lo eviti, ma che lo renda gestibile sì, e gestire il tracollo sotto lo scudo è esattamente quel che sta facendo Rosella Sensi, quantomai determinata a tenersi il suo gioiello più prezioso ingorgandolo in un tracollo posizionato altrove.

Angelini? Ma cosa ne parliamo a fare? La sua dirigenza esiste e agisce in una realtà parallela. Anche i trenta milioni da investire per il profitto della squadra li vedo spesi in questa realtà parallela, la stessa in cui, fin da ragazzino, allestisco derby vinti per otto a zero; trent’anni fa con ottupletta di Prati, oggi del . Una realtà in cui Bergamo, manipolatore di biglie, non fischia il fuorigioco a Turone e indica il centrocampo. Campioni d’Italia! Campioni d’Italia! E ancora: la stessarealtà in cui il 30 maggio dell’84 Conti dal dischetto non la butta fuori e Falcao, battendo gagliardo il suo rigore, segna e ci dà la Coppa. Campioni d’Europa! Campioni d’Europa! Ed è pur quella in cui al posto di Pradè mi immagino Agostino e in cui Aquilani continua a indossare una casacca che oltre al rosso contempla pure il giallo. Il passato me lo rinvento, l’avvenire lo so a memoria. E lo so a memoria proprio per la grande quantità di passato che debbo insistere a reiventarmi giorno dopo giorno. Mestiere mio. Di tifoso. Di romanista. Poi però torno di qua dove vivo e respiro, dove i debiti sono debiti e dove se non pago la bolletta mi staccano la luce, e le cose cambiano. Cioè, tornano ad essere quel che sono. Ovvero, matrici dell’avvenire che già so. La Sensi non vende poiché, non essendo costretta a farlo, hail diritto di non farlo. Il vero mistero italiano è: come mai, nelle condizioni in cui si trova (e in cui fa stare tutti noi) non è costretta a farlo? Come mai un Angelini, o chi per lui, è costretto a non poter comprare? Possibile che la risposta sia tutta nel talento tramestatore di Pippo Marra e nell’onnipotenza di certe frequentazioni? Uso i punti interrogativi poiché a rendere pubblici i propri pensieri dubitare è un dovere, ma voi che leggendo vi adoperate in un’azione del tutto privata, se lo ritenete opportuno levateli pure. Sta’ a vedere che il mistero italiano non è affatto un mistero e che ritenerlo tale è quasi un atto di compiacenza! Forse perché non sopportiamo l’idea che la realtà parallela sia destinata a rimanere un nostro diletto mentale e basta.

Ma abbiamo . Non lo dico con ironia. ha aggiunto spessore alla mia vita e un giorno mi piacerebbe spiegarglielo a voce quanto ha saputo darmi e quanto ancora mi dà tutt’oggi. Lui perlomeno ha la forza di vivere in entrambe le realtà. Ce l’ho in questa, dove lo aspetto recuperato dall’ultimo infortunio, e in quell’altra, dove l’unica differenza con la realtà vera è che lì non si infortuna mai.