
IL ROMANISTA (T. CAGNUCCI) - Roma nord, ospedale Gemelli, Daniele prende la sacca gialla da Rocky Joe, si prepara per tornarsene a casa. Ore undici e mezza circa. Roma Sud, centro sportivo Fulvio Bernardini, Francesco ha da poco posato la sacca rossa coi ferri del mestiere (gli scarpini, non quelli dello spot) e corre, si prepara per ritornare. E un montaggio parallelo semplice, di un film perfetto, pensa quanta suspence: sono De Rossi e Totti, così vicini così lontani, che prendono la via che tutti quelli che guardano il film sperano. ..
Destinati a rigiocare insieme per la Roma. Un Dottor Zivago dal finale giusto. Un Cera una volta in America senza nessun tradimento per Noodles. Cosone del genere. Sono i due giocatori più importanti, belli, rappresentativi e forti della Roma sullo stradone del ritorno, il vialone del Foro Italico (senza tornelli davanti allobelisco). Si sono dati appuntamento il 22 novembre per un incontro col Bari che è prima di tutto un ritrovarsi col destino. A Milano, sembra strano, ma quella Roma così romanista che non ha venduto lanima e che non ha comprato larbitro era senza i suoi Dioscuri, i gemelli della Lupa rimasta tette al vento.
Capitan Futuro e capitan presente, il calciatore - prossimamente - mascherato e quello bionico (Totti cha sempre linnesto nella caviglia che lo fa diventare Jeeg) i due supereroi chiamati a lottare contro il male che cè nellumanità. Esagerato? Macché. De Rossi che voleva giocare tipo dopodomani con lItalia come si può definire? Forse romanista, che è "di più" per definizione. A uno hanno spaccato la faccia, a un altro gli hanno rotto a più riprese una gamba, eppure tra poco saranno lì in campo insieme. Non più vicini e lontani come ieri, ma la stessa identica cosa come sempre: la Roma.