
CORSPORT (P. TORRI) - Matteo Brighi non è mai stato uno di quei calciatori che inseguono i microfono e i taccuini. Anzi, probabilmente la sua riservatezza è stata pure un freno a una carriera cominciata alla grande, proseguita con una frenata, poi ripartita prima a Verona con la maglia del Chievo, poi in maglia giallorossa. Quando parla, però, Brighi non è tipo che si nasconda dietro un dito. Dice quello che pensa. E ieri, intervistato dal sito LAROMA24.IT
Questa stagione, peraltro, per Brighi non era iniziata come era finita la precedente. Anche per una serie di problematiche fisiche che ne hanno limitato la disponibilità: «Sono un po dispiaciuto del fatto che questanno ho avuto già un paio di incidenti di percorso che hanno ovviamente frenato la mia condizione fisica. Tutto quello che non avevo avuto lo scorso anno, è capitato negli ultimi mesi. E questa cosa non è certo un aiuto. Ora, però, sto finalmente bene, ho superato i problemi fisici, con la continuità di gioco sto ritrovando la forma migliore» .
Anche se è sempre in attesa di una chiamata da parte della società per ridiscutere del suo ingaggio, Brighi il suo futuro lo vede ancora in maglia giallorossa. Nel recente passato sono state molte le voci che lo volevano a un passo dalladdio a Trigoria, ora pare che tutto questo sia solo un ricordo: «In effetti cè stato un momento in cui sembrava che dovessi andare via, ma di questo mi piace poco parlare, sono rimasto e sono felice di essere qui. Adesso i miei pensieri sono rivolti soltanto al campo, alle partite che dovremo giocare, alla Roma, a fare bene con questa maglia. Del resto io non ho mai pensato di voler andare via » .
Laddio di Spalletti che lo aveva bloccato due anni fa chiedendo alla Roma di non cederlo come stava per succedere, non ha influito sui pensieri di Brighi, anche se con Ranieri sono cambiate un po di cose:
«Ranieri e Spalletti sono due tecnici con sistemi di gioco e filosofie diverse, come è logico che sia, ma per un giocatore come questo cambia poco. La mia priorità è sempre quella di dare il mio contributo alla squadra, pure accettando di essere mandato in campo in ruoli che mi si addicono di meno, ma è così che si aiuta il gruppo» .