Brighi: "Contento di essere rimasto"

14/11/2009 alle 09:38.

CORSPORT (P. TORRI) - Matteo Brighi non è mai stato uno di quei calciatori che inse­guono i microfono e i taccuini. An­zi, probabilmente la sua riservatez­za è stata pure un freno a una car­riera cominciata alla grande, prose­guita con una frenata, poi ripartita prima a Verona con la maglia del Chievo, poi in maglia giallorossa. Quando parla, però, Brighi non è tipo che si nasconda dietro un dito. Dice quello che pensa. E ieri, intervi­stato dal sito LAROMA24.IT



Questa stagione, peraltro, per Bri­ghi non era iniziata come era finita la precedente. Anche per una serie di problematiche fisiche che ne hanno limitato la disponibilità: «So­no un po’ dispiaciuto del fatto che quest’anno ho avuto già un paio di incidenti di percorso che hanno ovviamen­te frenato la mia con­dizione fisica. Tutto quello che non avevo avuto lo scorso anno, è capitato negli ultimi mesi. E questa cosa non è certo un aiuto. Ora, però, sto final­mente bene, ho superato i problemi fisici, con la continuità di gioco sto ritrovando la forma migliore» .



Anche se è sempre in attesa di una chiamata da parte della società per ridiscutere del suo ingaggio, Brighi il suo futuro lo vede ancora in ma­glia giallorossa. Nel recente passa­to sono state molte le voci che lo vo­levano a un passo dall’addio a Tri­goria, ora pare che tutto questo sia solo un ricordo: «In effetti c’è stato un momento in cui sembrava che dovessi andare via, ma di questo mi piace poco parlare, sono rimasto e sono felice di essere qui. Adesso i miei pensieri sono rivolti soltanto al campo, alle partite che dovremo giocare, alla Roma, a fare bene con questa maglia. Del resto io non ho mai pensato di voler andare via » .



L’addio di Spallett
i che lo aveva bloccato due anni fa chiedendo alla Roma di non cederlo come stava per succedere, non ha influito sui pen­sieri di Brighi, anche se con Ranie­ri sono cambiate un po’ di cose:

«Ranieri e Spalletti sono due tecni­ci con sistemi di gioco e filosofie di­verse, come è logico che sia, ma per un giocatore come questo cambia poco. La mia priorità è sempre quella di dare il mio contributo alla squadra, pure accettando di essere mandato in campo in ruoli che mi si addicono di meno, ma è così che si aiuta il gruppo» .