
LEGGO (F. MACCHERONI) - Stavolta non si è potuto rifugiare nemmeno nella zona-Cesaroni, un riparo demergenza ma che finora ha funzionato stoppando tutte le perplessità su una Roma che non cresce, ma come una vecchia candela, si esaurisce. Claudio Ranieri, uomo di parola, che infatti al suo arrivo aveva ammonito «scordatevi il bel gioco», ieri contro una delle peggiori squadre mai viste in Serie A (il Livorno del livoroso Serse Cosmi), ha offerto alle panchine vuote dellOlimpico e al solito pugno di fedelissimi la peggiore prestazione che ricordiamo della Roma. Soltanto 0-1, daccordo, ma peggio del 7-1 di Manchester. E peggio..
Ma Menez è soltanto una pedina della sbrindellata scacchiera giallorossa. Giocatori ai quali manca soltanto il limone in bocca e poi possono essere serviti sul carrello dei bolliti. Hanno dato nelle stagioni di Spalletti, certo, ma ora gli è rimasto soltanto il nome. A Vucinic, che non ha mai avuto neppure quello (perché si è sempre invocata una prima punta) non è rimasto che portare a casa i fischi di uno stadio intero.
Ancora una volta la Roma ha ceduto alla prima vera occasione creata da avversari scesi allOlimpico con lunica ambizione di limitare i danni. E stato lex Tavano (39), mica Torres, a mangiarsi tutti e bucare Doni. La Roma, senza Pizarro non è stata in grado di costruire, di dialogare. I piedi contadini di Perrotta, le corse del nonno di Taddei, la foga di Riise hanno tuttavia concesso qualche palla gol a Vucinic: peccato che fosse Vucinic. Il Livorno in dieci per lespulsione dellirritante quanto autolesionista De Lucia, non ha retto, si è limitato a lasciar fare la Roma. Lasciando fare, ha portato a casa la prima vittoria del campionato. Che tenerezza vedere De Rossi in questa minestra cucinata da Ranieri.