
CORSPORT (CASCIOLI) - Con l'addio di Aquilani siamo tornati ai sacrifici biblici per sperare che la Roma sopravviva. Se c'era bisogno di una prova per testimoniare, con i fatti, il buco nero in cui è precipitata la società, il comunicato del Liverpool che annuncia come ormai definita la trattativa per il giocatore, ce l'ha fornita. Si intuiva tutto da tempo. Si temeva tutto da tempo. Ma non si sapeva nulla di certo.
Le domande formulate da questo giornale a nome dei tifosi, erano e sono rimaste senza risposta. Cominciano a rispondere i fatti, secondo uno stile che forse va di moda e che considera l'informazione utile solo se accetta di essere strumento acquiescente del potere. Sono sempre stato un cane sciolto e voglio continuare ad esserlo. Non dirò quindi che per la partenza di Aquilani voglio stracciarmi le vesti. E' una partenza dolorosa, è una partenza mortificante, ma ce ne sono state altre altrettanto dolorose e altrettanto mortificanti nella storia della Roma e penso che sia corretto ed educativo ricordarle, per non deprimere troppo un ambiente che ha pochi e fragili motivi per esaltarsi.
utto avremmo immaginato il 1° luglio di quest'anno, quando si è aperto il mercato, fuorché che Khaled Hosseini entrasse di straforo nella campagna della Roma suggerendoci una battutaccia. Abbiamo infatti pensato all'autore de Il cacciatore di Aquiloni, quando abbiamo letto su internet il comunicato del club
Tinglese che da parecchi giorni si era trasformato nel cacciatore di Aquilani'. Ma non vogliamo neppure buttarla a ridere. Partire è un poco morire, si diceva un tempo. E gli addii traumatic i che attraversano la storia della Roma stanno tutti ad indicare i momenti più difficili e penosi vissuti dalla società. A cominciare dal primo, quello di Amadei, che non colmò il debito accumulato dalla società ed ebbe invece conseguenze catastrofiche sulla squadra, condannandola a quell'ineluttabile degrado che terminò con la retrocessione.
Amadei, sia ben chiaro, aveva un'altra statura tecnica rispetto ad Aquilani. Era stato il cannoniere del primo scudetto, lo avevano celebrato come Ottavo re di Roma, prima che tale titolo, coniato da Bruno Roghi su questo giornale, venisse attribuito ad altri celebri campioni. Non potendo vincere niente nella Roma, Amadei andò a potenziare l'Inter di Masseroni, che aveva messo in scena l attacco delle meraviglie, quello composto da Armano, Lorenzi, Amadei, Wilkes, Nyers. Una prima linea capace di ribaltare l'1-4 subìto nel primo tempo contro il Milan di Gren, Nordhal e Liedholm, in un 6-5 finale.
assarono molti anni. La Roma di Sacerdoti e di Anacleto Gianni si tirò fuori dall'inferno della serie B e tornò ad essere ambiziosa, vincendo anche una Coppa europea. Poi, nel tentativo maldestro di aggiudicarsi lo scudetto in un colpo solo, venne di nuovo travolta dai debiti accumulati da Marini Dettina e fu costretta
Pa vendere Sormani, Cudicini e Schnellinger, che andarono a vincere, come era capitato già ad Amadei, i loro scudetti a Milano. Ma la partenza più dolorosa fu quella di De Sisti, anche lui, come Amadei, cresciuto nel vivaio della società e anche lui ceduto in cambio d'una ciambella di salvataggio. Stavolta la protesta dell'ambiente fu più vibrante. Chi aveva visto partire Amadei, quasi senza profferire verbo, era appena uscito da una guerra che ci aveva abituato alla povertà. Per De Sisti fu diverso, tanto che Antonio Ghirelli, che dirigeva il Corriere dello Sport con piglio garibaldino, in polemica con il presidente di allora Franco Evange-listi, arrivò a scrivere: Se De Sisti verrà ceduto, spareremo dai tetti. De Sisti andò via ugualmente e dai tetti di Roma partì al massimo qualche miagolio, perché i tifosi della Roma aspirano sempre al meglio, ma sono purtroppo preparati al peggio. e partenze di Capello, Spinosi e Landini rappresentarono un caso diverso. Infatti non furono dovute a problemi di bilancio e per questo risultarono ancora più incomprensibili ai tifosi. Diciamo che la cessione dei tre gioielli alla Juventus fu suggerita a Marchini da un progetto tecnico sbagliato, che il presidente appoggiò perché mal consigliato e per mancanza di cultura calcistica. La proposta di Italo Allodi, general manager bianconero, venne appoggiata a Roma dallautorevole Paese Sera e la Roma ottenne in cambio tre giocatori che per letà, i malanni fisici e il carattere potevano essere considerati come merce di scarto:
LDel Sol (ormai alla fine di una gloriosa carriera), Vieri (ricco di classe, ma debilitato dagli acciacchi) e Zigoni, un attaccante con la testa del primo Cassano, ma con i piedi non proprio parlanti.
Perché Marchini accettò uno scambio così sbagliato? Girarono molte voci, compresa quella di un suo interesse nella costruzione di una fabbrica di automobili che la Fiat aveva intenzione di realizzare a Togliattigrad. Comunque per Marchini fu un passo fatale. La tifoseria gli si rivoltò contro al punto che fu costretto a cedere la Roma ad Anzalone, un presidente che si è distin to invece per aver regalato alla Roma molti nuovi gioielli, da Rocca a Di Bartolomei, da Bruno Conti a Pruzzo, contribuendo non poco allo scudetto conquistato poi da Dino Viola. a anche il grande presidente dovette compiere un sacrificio. Fu quando Berlusconi, in pieno fervore realizzativo per fare del Milan la sua prima piattaforma pubblicitaria, gli offrì otto miliardi per Ancelotti, reduce da un grave infortunio. La Roma doveva sopravvivere e così Orzo bimbo, come i compagni di squadra chiamavano scherzosamente Carlo, si trasferì a Milano, dove andò a vincere altri scudetti con un'altra maglia, come avevano fatto Amadei, Sormani, Cudicini, Schnellinger, De Sisti, Capello, Spinosi e Landini. Cosa andrà a vincere lontano da Roma Aquilani non è ancora dato sapere, ma l'ultimo regalo che possiamo fargli di tutto cuore, è quello di augurargli 'buona fortuna'.