LEGGO - No, i guantoni Spalletti ancora non se li è tolti. «L'importante è che i giocatori invece di parlare di scudetto dicano che giocheranno l'80% del campionato». Così, bello diretto a Juan che il giorno prima aveva detto a Il Corriere dello Sport di sentirsi i grado di vincere il tricolore. Spalletti non ci sente da questo orecchio, e nemmeno da quell'altro, da una parte e dall'altra, davanti a lui, ci sono Juventus e Inter: «Sono due grandi squadre, con rose eccellenti.
Ma pure Sacchi ha detto di aspettarsi qualcosa in più dalla Roma? «Rispetto molto quello che è il pensiero di Sacchi. Noi dobbiamo essere bravi a ricercare il risultato non sugli episodi, bisogna puntare al concetto di squadra e all'entusiasmo». Punto.
Sistemato Juan e il tabù scudetto, si passa agli evviva: «E' stato un ritiro positivo per il clima e per l'atmosfera trovata. Mi dispiace per Perrotta, ma abbiamo provato a fare tutto per la prevenzione. Non abbiamo trovato Heidi, ma va bene
». Però qualcuno ciao ciao alle caprette dovrà farlo: il mercato adesso è a senso unico, direzione uscita: «Il calcio è ormai questo, non tutto è sistemabile, dobbiamo essere pronti. Mi fa piacere che i ragazzi non vogliano andare via, trovo corretta e importante la risposta di Vucinic. Dei movimenti saranno fatti. Non so quali e come, ma ci saranno». Raccontato della sensibilità e delle potenzialità di Menez («quando arriva nella situazione in cui è preparato fa vedere compattezza»), delle particolari preferenze di ruolo di Baptista («non vuol giocare spalle alla porta, lui è un trequartista aperto»), annunciato il ritorno di De Rossi, confidato nel recupero di Aquilani («può essere il valore aggiunto») alla fine esprime i suoi desideri: «Vieri? Vogliamo qualcosa di giovane, una società come la Roma ha bisogno di freschezza». Purché poi sia come lo studente che studia di Totò: giocatore che gioca. Bastasse questo per vincere lo scudetto...




