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«Ostacolano gli onesti»

30/06/2009 alle 09:48.

LIBERO - «La Roma non la vogliono fare comprare da persone oneste, che risolverebbero anche i problemi della famiglia Sensi». La dura accusa all’attuale dirigenza arriva da Nicola Irti, legale di Vinicio Fioranelli, a capo della cordata che vuole a rilevare l’As Roma. «Abbiamo dato dimostrazione dei fondi», ha detto Irti, «Vinicio Fioranelli e la sua Fio Sports Group sono una società serissima. A livello mondiale. Allora uno si domanda: da che cosa nascono queste diffidenze? Si ripete ancora una volta, ciò che è stato tante volte sulla piazza di Roma». L’offerta di 201 milioni per il 67% della società e altri 100 per l’opa totalitaria resta dunque in piedi: «Spero non si ripeta l’era Ciarrapico, cosa che, invece, tante persone, soprattutto i banchieri, si augurano», ha concluso l’avvocato, «il popolo giallorosso merita una grande Roma, quella che noi vorremmo fare». Molti di voi non erano nati ...

Molti di voi non erano nati e non ne hanno il minimo sentore, ma io me li ricordo bene i primi anni Sessanta. Gli anni della resurrezione del nostro calcio dopo gli stenti e le cupezze degli anni Cinquanta, quando ai campionati del mondo ci buttavano fuori ai primissimi turni.

Gli anni Sessanta, quelli in cui la comprava Omar Sivori e l’Inter Luisito Suarez, giocatori immani che corrispondevano ai Kakà e ai Cristiano Ronaldo di oggi. Gli anni in cui si stava modellando tecnicamente e antropologicamente quella Grande Inter che avrebbe buttato giù il Real Madrid dalsuo trono e conquistato una memorabile coppa dei Campioni. Gli anni in cui a battere la palla sui campi di calcio italiani erano giocatori come Gigi Riva, Sandro Mazzola, Gianni Rivera, Giacinto Facchetti, la magnifica generazione di quelli che avrebbe alzato la coppa di campioni europei del 1968 e di vicecampioni del mondo del 1970.

A parte il fatto che di Rivera e Riva ne nasce uno ogni trent’anni (ma anche di Buffon, Cannavaro e Pirlo), dietro tutto questo c’era il boom economico del nostro Paese, gli anni in cui la lira aveva vinto l’Oscar quale moneta più stabile in Europa, in cui la Fiat irrompeva nei mercati di tutto il mondo a vendere le sue auto e la Pirelli costruiva a Milano quel monumento al moderno che è il Pirellone di Gio Ponti, e che tutte le volte che lo vedo mi viene da piangere se penso a quel che è successo dopo in Italia.

Altro che oasi, il calcio come specchio di una società. Questi siamo e questo calcio abbiamo e ci meritiamo, nell’anno 2009 dopo Cristo.