LEGGO - «Ad oggi, nonostante gli sforzi profusi non si sono realizzate le condizioni per proseguire nella valutazione di un'eventuale operazione». Sono da poco passate le ore 22 quando le agenzie battono lo scarno comunicato e sulla trattativa sembra calare il sipario.
Tutto chiuso? Sì, no, forse. Nel pomeriggio atmosfera completamente diversa. «Anche la famiglia Sensi è d'accordo». Testuale, virgolettato, firmato gruppo Fioranelli, battuto in un lancio dell'agenzia Radiocor alle 17.25 di ieri. «Noi siamo ancora interessati alla As Roma, i soldi ci sono e anche le garanzie. Anche la famiglia Sensi è d'accordo», sono queste le parole raccolte dall'agenzia di fonti vicine alla cordata Fioranelli-Flick. Se «anche la famiglia Sensi è d'accordo» e a dirlo è Fioranelli che da sei mesi sta cercando di comprarla, anzi per tutti venerdì l'aveva comprata, l'affare non è ratificato per via delle banche: Unicredit, che ha in mano il 49% di ItalPetroli e che è creditrice di 277 milioni nei confronti dell'holding della famiglia Sensi, e dall'altro Mediobanca, che è l'advisor incaricato della ristrutturazione del debito e che dovrebbe (?) avere un mandato a vendere già firmato qualora fallisse la trattativa con la cordata italo-svizzera rappresentata da Vinicio Fioranelli.
Ieri nel cda di Mediobanca non si è parlato per niente di questa situazione, in quello dell'As Roma pure, e in mattinata Profumo, a capo di Unicredit, ha detto candidamente di «non essere minimamente coinvolto» nella faccenda. Il titolo è salito del 6,08% forse perché il mercato confidava in una soluzione che però con Fioranelli out dovrebbe essere l'asta. A questo punto la logica non serve più e, «se anche la famiglia Sensi è d'accordo», la domanda è questa: con chi?




