Con questo Totti è come se giocassimo in tredici

11/12/2008 alle 15:00.

IL ROMANISTA (LO MONACO) - La maturità è la virtù che a posteriori si riconosce ad una squadra che si ritrova ad affrontare un’avversaria senza la necessità di vincere ad ogni costo e poi ottiene il massimo risultato limitando al minimo i rischi. Quale squadra, allora, può definirsi più matura della Roma che ha battuto il Bordeaux 2-0, ha chiuso il girone di Champions al primo posto e ha concesso zero palle-gol ai francesi? La strada del perfezionamento del rinnovato progetto di Spalletti è ormai quasi totalmente percorsa. n questo segmento dirigenti, tecnico e giocatori hanno rimesso a posto


che ha battuto il Bordeaux 2-0, ha chiuso il girone di al primo posto e ha concesso zero palle-gol ai francesi? La strada del perfezionamento del rinnovato progetto di Spalletti è ormai quasi totalmente percorsa. In questo segmento dirigenti, tecnico e giocatori hanno rimesso a posto

una situazione che li aveva portati ai confini della smobilitazione: eppure ne sono

usciti con disinvoltura (ri)trovando a poco

a poco tutti quegli elementi che erano venuti

a mancare ad inizio stagione, come

l’impermeabilità difensiva, la forza atletica,

l’incisività tattica, la proprietà tecnica. Come

detto e più volte illustrato, tutto ha coinciso

con la riproposizione di alcuni oggettivi

elementi: tra gli altri, l’adozione di un

nuovo sistema tattico che ha dato spazio ad

un elemento fondamentale come Brighi, il

ritorno della migliore condizione fisica, il

rientro di . E, in particolare, ci permettiamo


di sottolineare quest’ultimo fattore

con una considerazione elementare: quando

Francesco non è al meglio, com’è capi-

M

tato per le prime partite dopo il suo ritorno,

per la Roma è come giocare in dodici, perché

anche da fermo il capitano regala giocate

decisive e tiene sempre occupati almeno

due difensori, quando sta bene invece è

come giocare in tredici, perché non bastano

due elementi a fermarlo e lui triplica anche

le sue potenzialità.

E vi invitiamo a far caso ad un esempio

particolarmente incisivo. Osservando bene

l’azione del primo gol, infatti, dopo aver apprezzato

la giocata combinata tra Julio Baptista

e Perrotta, che ha permesso di attaccare

lasciando in area un interessante due

contro due costringendo Diawara a chiudere

in fascia, si nota come i difensori rimasti

a presidio della porta (Chalmè e Planus) siano

preoccupati soprattutto della presenza

di e infatti sulla palla bassa mezza in


mezzo da Perrotta l’errore dell’uomo davanti,

Planus, è imbarazzante: sicuro che il

cross sia indirizzato proprio verso , si


sposta verso di lui dimenticandosi completamente

di Brighi, che a quel punto può

stoppare e tirare senza alcuna pressione.

La prova generale della squadra giallorossa

resta di altissimo pregio ad una lettura

non superficiale della partita. Se, infatti,

sotto il profilo quantitativo il Bordeaux ha

fatto indubbiamente di più, quando poi la

manovra poteva diventare incisiva (e quindi

negli ultimi trenta metri) la Roma ha

neutralizzato qualsiasi velleità, riducendo

a zero le occasioni da rete, a 2 i tiri in porta,

a 15 quelli verso la porta: e la scarsa mira è

la prova dell’impossibilità di tirare da più vicino.

Gestendo il pallone molto meno, invece,

la Roma ha tirato 7 volte verso la porta,

di cui 4 nello specchio, e ha fatto due gol

nelle due occasioni create, colpendo dunque

con chirurgica precisione e nel momento

giusto.

A parziale ricompensa delle esagerate

critiche ricevute da Pradè, Conti e lo stesso

Spalletti per la gestione della campagna acquisti

estiva, chiudiamo poi con il riconoscimento

per le prestazioni fornite l’altra

sera da Riise, Julio Baptista e Menez. Il francese

è stato decisivo con le sue a volte irresistibili

progressioni (e l’evidentissimo lavoro

atletico sviluppato nelle ultime settimane

è stato decisivo per supportare le corse

senza pregiudicare l’incisività anche dei

rientri difensivi) e per la pulizia della giocata

con cui ha fornito a il pallone del 2-


0, non solo per il tocco d’esterno finale, ma

soprattutto per la giravolta che ha permesso

di partire in situazione di due contro due.

In testa della speciale classifica delle giocate

utili individuali in testa c’è proprio Menez,

con 9, seguito proprio da Riise e Julio

Baptista. E se del brasiliano si sono già apprezzate

le virtù, una menzione speciale

merita proprio il norvegese, ora inserito

perfettamente nei meccanismi tattici. E si

vede: John è in testa anche nella classifica

delle palle giocate (50), nei passaggi riusciti

(25) e nelle palle recuperate (24).