Costruire

In The Box
lunedì, 13 dicembre 2021 alle 13:40
mou in the box
LR24 (AUGUSTO CIARDI ) - Niccolò Fabi in una splendida canzone diceva che costruire è sapere di dovere rinunciare alla perfezione. C'è il percorso, che unisce la partenza e il traguardo. Quindi se chiudi gli occhi e immagini una gioia penseresti all'odore di un libro nuovo, a quello di vernice fresca, al giorno prima della festa. A un regalo da scartare. Ciò che più o meno hanno provato i tifosi della Roma sei mesi e mezzo fa. Poi però, prima del traguardo, c'è tutto il resto. Il costruire.
Sapendo di non potere avere tutto e subito. Serve pazienza, che a volte vacilla, perché essendo alte le aspettative puoi cadere nel dubbio. La perfezione in Serie A non esiste. L'Inter e l'Atalanta fino a un mese e mezzo fa sembrava dovessero cedere il passo a Milan e Napoli, che parevano imbattibili. Poi però scopriamo, ma guarda un po', che Maignan non è Donnarumma e che Pioli non è la reincarnazione di Guardiola. E che il Napoli giocherà pure bene ma non è il Barcellona di dieci anni fa. Pensateci. Spalletti fa i conti con l'emergenza e arriva in soccorso l'esercito della salvezza: povero Napoli quanta sfortuna! Pacche sulle spalle, complimenti a prescindere, la solita solfa della sconfitta a testa alta fra due ali di folla adoranti e applaudenti.
La Roma che da anni gioca in emergenza è stata invece, negli anni, disintegrata dai media ben oltre i suoi evidenti demeriti. Quindi Fonseca era un coglione e Mourinho è un bollito. Potere degli interessi di bottega. La perfezione non esiste e il meno imperfetto fa strada. Inzaghi non varrà Conte ma per la Serie A basta e avanza. La Roma di Mourinho ora non deve fare la corsa su nessuno, perché il quarto posto è, a oggi, classifica alla mano, una chimera. Deve soltanto infilare una serie di risultati positivi. Poi semmai potrà alzare gli occhi e capire a che distanza siano le squadre che la precedono.
Grande stupore per la chiacchierata mattutina pre Spezia della domenica. Mourinho era affabile! Ben disposto! E che ci si aspettava? Che andasse in conferenza stampa bestemmiando per dire di essere pentito di avere scelto la Roma? Chi lo conosce bene sa però che ciò che ha detto lo pensa veramente. Tutti sorpresi perché una settimana fa voltava le spalle a chi gli poneva domande e ieri sembrava l'amico con cui si può parlare di tutto? Inutile sorprendersi. Lui è così, è fatto così, da sempre fa così, è un metodo collaudato. Chi si offende in nome del corporativismo, fa una doppia fatica. Chi lancia strali infuocati e carichi di bile attraverso corsivi al vetriolo e a volte scorretti, rischia di finire in manicomio. Ha spiegato per la milionesima volta come sono andate le cose in estate, per quel famoso mercato di reazione durante il quale sono però stati commessi degli errori, da evitare già a gennaio, quando due calciatori arriveranno. E Dio sa quanto servono. Perché la Roma più vicina al decimo che al quarto posto si può legittimamente criticare.
Da qualche settimana si è affievolita la discussione sull'impiego dei presunti esuberi, dei "puniti". Perché Bologna e Inter hanno, ahinoi, evidenziato i limiti di tanti elementi della rosa, che alla lunga non meritano neanche più tavole rotonde sui metodi di selezione del portoghese. Fa parte del percorso. Del costruire. Della costruzione di una squadra che alla voce mentalità deve ancora iniziare a camminare, che è ai primi vagiti. E che per salire di livello ha bisogno di innesti e di partenze. Troppo spesso si battezzano i calciatori. Troppo spesso le etichette rimangono appiccicate a dispetto dei fatti. E allora Cristante per molti rimarrà sempre quello che non può circolare sui campi di Serie A, pure se considerato utile da ogni allenatore. E Villar rimarrà sempre un mix fra Xavi e Modric pure se l'ultima partita di livello l'ha giocata a febbraio, perché successivamente Fonseca lo doveva sostituire per disperazione. E comunque lui come Diawara, come Borja Mayoral, come Kumbulla, hanno ancora chance per rubare l'occhio e una maglia. Perché nel percorso, durante la costruzione, possono dare una mano anche loro. Poi all'atto della crescita programmata, in molti saluteranno.
La Roma, dopo l'eccitazione da prima volta della partenza, raggiungerà il traguardo quando i calciatori verranno considerati come dei tramite, e non come l'ombelico del mondo. Perché quando il calciatore diventa il fine, non tagli il traguardo, vedi la fine.
In the box - @augustociardi

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