La controrivoluzione

14/02/2020 alle 13:27.
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LAROMA24.IT (MIRKO BUSSI) – Risorgere come collettivo o essere annientati individualmente. E’ la vetta emotiva di uno tra i più celebri discorsi cinematografici con sfondo lo sport, coach Tony Damato arringa i propri uomini nello spogliatoio, tentando, sul punto di non ritorno, di avvolgerli verso il centro, quando potrebbero esser spinti a disperdersi ognuno per i fatti suoi. Quello che, ogni maledetta stagione o quasi, si materializza a Roma, dove le forze centrifughe travolgono quelle centripete. Tutto finisce per separarsi lontano dal nucleo giallorosso piuttosto che avvinghiarvisi.

Dalla corsa si trascende alla lotta salvezza. L’istinto di sopravvivenza sovrasta l’obiettivo comune: il “percorso” intrapreso svanisce, i tratti di crescita si fanno rughe simili a solchi, la salvaguardia personale rimane l’unico traguardo. Di fronte alla piazza pubblica dei tifosi oppure per guadagnarsi un posto al sole per l’arrivo del nuovo padrone, vanno in scena preoccupanti riproposizioni. Con l’allenatore che evoca i mitologici problemi mentali, declinati in emotivi, smontando la linea della “massima fiducia nel lavoro della società” in richieste pubbliche di mercato, un direttore sportivo che fa a pugni, dialetticamente, più per mostrare la propria forza che difendere la sua creatura, giocatori che, sguinzagliati, fanno riapparire in superficie la diatriba generazionale, giovani contro vecchi. Chi dovrebbe mantenere insieme le parti gira lo sguardo mostrandosi diversamente affaccendato.

L’ultimo battito di Roma è stato nel derby, in una settimana in cui gli elementi romanisti si fusero nella difesa del territorio, il rischio mostruoso di aprire la strada a chi non conosce neanche quella di casa, attorcigliati dagli insulti al fanciullo di casa Zaniolo e l’amore dei tifosi che travasò dentro Trigoria. Un tutt'uno romanista, straordinario perché fuori dall’uso comune. La controrivoluzione. Cambiare gli eventi, senza cambiare i personaggi. Questa sarebbe la rivoluzione, almeno qui: lasciare che siano gli stessi a rimediare ai propri errori, proseguire e non ricominciare da capo. Senza un altro rimpasto di governo, un altro allenatore da gettare nell’indifferenziata, un’altra manciata di giocatori che tra un anno si mostreranno lavativi anche loro. Per arrivare all’anno uno, stavolta.

@MirkoBussi - In The Box