Ottavio Bianchi

19/05/2019 alle 14:04.
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LR24 (AUGUSTO CIARDI) - Pelato. La Roma ci hai rovinato. Eccetera eccetera. I meno giovani ricorderanno. Dino Viola andava per la sua strada, pur di arrivare a lui costruì una stagione, quella precedente, di transizione, anche per via dei lavori all’Olimpico che abbattevano i ricavi da botteghino, all’epoca fondamentali, affidandosi a Radice. Ottavio Bianchi era pelato, in quel tempo il trapianto non era previsto, al massimo c’erano i posticci di Cesare Ragazzi, e non ci si radeva la testa, se eri calvo te ne facevi una ragione e tutt’al più andavi di riporto. Ma Ottavio Bianchi non rovinò nessuna Roma. Anzi. Dal 1990 a oggi, è uno dei soli tre allenatori ad aver vinto qualcosa. Dopo di lui Capello, con una super squadra, quindi . Correva l’anno 2008, poi il nulla. Passa il tempo, cambia la gente. Trenta anni fa un allenatore pragmatico che ti faceva vincere una Coppa Italia e ti portava in finale di Coppa Uefa veniva sistematicamente insultato, non si andava oltre soltanto perché non esistevano i social network. Trenta anni dopo ci si interroga sul perché gli allenatori non abbiano il tempo che serve per lavorare. E si finisce per incantare il disco: ma come si può discutere un tecnico che quattordici mesi fa ti ha portato in semifinale di ? Già, peccato che nei dieci mesi successivi ti abbia spinto nel burrone della mediocrità. Ottavio Bianchi andava per la sua strada, che non era quella del consenso. Una Roma limitata in campionato faceva quello che poteva, e all’epoca centrare il piazzamento Uefa era la manna. Più pragmatico di Capello, perché a Roma vincono i tecnici che non hanno il codazzo che applaude a ogni smorfia. A Roma l’allenatore possibilmente deve parlare un dialetto incomprensibile, farsi dare del lei (del voi me pare troppo) e non permettere a nessuno di ammiccare. Ottavio Bianchi pur di riuscire a essere odiato da tutti rese impossibile la vita a Peppe Giannini, e gli over trentacinque sanno bene cosa abbia rappresentato Giannini.

Roma non mangia gli allenatori, ha bisogno di allenatori che mangino lei. Passata questa settimana, priva di stimoli , pesante e nera perché ci accompagnerà all’addio del , oltre a farci salutare quel lucido signore che si chiama , sarà l’inizio dell’inizio. Roma si risveglierà il ventisette maggio nuda. Indifesa. Smarrita. Ennesimo anno zero. Direttore sportivo, capitano, senatori: tutto da rifare. E allenatore. Da rifare. Da non sbagliare. Qualcuno che non si faccia chiamare col nome di battesimo in sala stampa, che non venga portato in pellegrinaggio alle sagre dove si assegnano premi pittoreschi o come ospite d’onore nelle università private, che non sia chiamato professore o maestro. Che sia antipatico ai più. E ti faccia venire voglia di usare il traduttore di Google quando apre bocca. Se si verificheranno queste condizioni, la Roma avrà fatto un passo avanti. E forse avrà smesso di invocare statue equestri per condottieri improbabili che vengono ingiustificatamente idolatrati. Che devono lasciare il posto a un tecnico che spezzi l’incantesimo che condanna la Roma da quasi una dozzina di anni a vedere vincere gli altri. Nel calcio, senza risultati, diventi indifendibile.

In the box - @augustociardi