12 FEBBRAIO 1989: nello spogliatoio di Bergamo si intuiscono i veri numeri di Renato

Corsi e ricorsi
giovedì, 12 febbraio 2009 alle 10:19
LAROMA24.IT - E’ il 12 febbraio 1989. Il match in programma a Bergamo vede opposta la formazione di casa dell’Atalanta contro la Roma di Nils Liedholm. Pronti via e i giallorossi vanno avanti di due reti. Al 3’ Desideri pesca Massaro che con un gran bolide di destro batte Piotti, quindi al 19’ Voeller tira da posizione defilata, Piotti respinge, ma lo stesso tedesco mette in rete. Al 24’ il giovanissimo Angelo Peruzzi pare anche un rigore alla meteora Evair, per un falo in area di “Cicoria” Tempestilli su Fortunato. Ma lo stesso brasiliano si fa perdonare e prima del riposo tramuta in reste un bel cross di Luigino Pasciullo. Ripresa con bergamaschi sempre più insidiosi, la Roma mette le barricate e resiste, ma all’87’ una errore di Renato sulla trequarti, mette in movimento Nicolini che lancia Madonna il quale con un gran tiro di sinistro fa 2-2. La partita finisce con l’amaro in bocca per i giallorossi, riacciuffati all’ultima dai nerazzurri. Fino a qui nulla di particolare da rilevare. Ma dentro gli spogliatoi succede il putiferio.
Renato Portaluppi, come si dice, inizia a menare le mani. Vittima del body builder brasiliano (spifferi dell’epoca alla mano), fu il povero Daniele Massaro (in prestito alla Roma), reo secondo il centravanti verdeoro di non passargli la palla. Renato Giunse alla Roma nell’estate del 1988. Capello lungo e bandana stile Rambo, sguardo latino e occhiale scuro, vide accrescere da subito la fama di playboy e di nottambulo, più che quella di campione. Non si ambientò mai e anzi rilasciò interviste polemiche contro il calcio italiano, a un giornale brasiliano confidò che un giocatore come Giannini in Brasile non giocherebbe neanche in terza divisione e a fine avventura italiana giustificò così il suo fallimento: "Giannini mi faceva la guerra".
La curva gli tributò striscioni offensivi, ma anche bonari sfottò, il più simpatico dei quali recava la scritta: “A Renato, ridacce Cochi”. Fu rispedito in Brasile al Flamengo (girovagherà in seguito da una squadra e l’altra), poi, quando ormai se n’erano perse le tracce, più che altro nessuno si era mai preso la briga di seguirle, lo si rivide in campo con la seleçao ai mondiali d’Italia ’90, una manciata di minuti prima che il Brasile finisse eliminato dall’Argentina. Ora è un allenatore di tutto rispetto dopo il Vasco da Gama, oggi è il trainer del Fluminense che ha portato sino alla finale di Libertadores dello scorso anno.

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